Crea sito

Quiz preselezione 201 -220 - L'abc dell'operatore socio sanitario

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Quiz preselezione 201 -220

I quiz dei concorsi delle ASL 1° parte > Concorso ASL Oristano > Da 201 a 400
 

201) L'ECCESSIVA MACERAZIONE CUTANEA È UN FATTORE FAVORENTE:
A) Lesioni da compressione
B) Ematomi
C) Prurito

www.biancofrancesco.altervista.org


I fattori generali favorenti la formazione di piaghe da decubito sono:

• Alterazioni dello stato di coscienza (obnubilamento del sensorio, coma, etc.)
• Alterazioni delle capacità mentali e del comportamento (demenza, apatia)
• Alterazioni motorie e della sensibilità (emiplegie, paraplegia, neuropatie, artropatie gravi, fratture e costrizioni in gessi o con trazioni)
• Malattie cardiache o respiratorie che causano uno scompenso di circolo
• Eccesso di sedazione farmacologica
• Obesità o denutrizione
• Malattie generali debilitanti (diabete, insufficienza renale, avitaminosi, squilibri elettrolitici, ipoprotinemia, etc.)
• Condizioni di ipossia
Esistono diversi tipi di classificazione delle piaghe: morfologica, clinica ed a seconda del colore, dell’aspetto, dell’essudato. In genere, tuttavia, la classificazione pratica più seguita è quella morfologica in 4 stadi, che si basano sulla gravità delle lesioni stesse, se esse siano recenti o inveterate, e sul grado di approfondimento nei tessuti.
Stadio 1: si tratta di lesioni iniziali con eritema della cute intatta con limitato edema. Se a questo primo stadio non si interviene, per esempio facendo cambiare la posizione del malato, utilizzando un materasso antidecubito e curando l’igiene dei tessuti e prevenendone la loro macerazione, allora da questo stadio si passa all’insorgenza dell’ulcera, specie se compaiono pallore cutaneo, calore o l’indurimento.
Stadio 2:  questo si caratterizza per una lesione a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma. L’ulcera che ne deriva è superficiale e si presenta clinicamente come un’abrasione (escoriazione), una vescica o una lieve cavità.
Stadio 3: lesione a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo con estensione fino alla fascia muscolare. L’ulcera si presenta clinicamente come una profonda cavità.
Stadio 4: lesione a tutto spessore con una distruzione estesa della cute, necrosi tissutale e interessamento di muscoli, talvolta tendini e ossa.
www.biancofrancesco.altervista.org





202) L'EMATEMESI PUÒ ESSERE CAUSATA DA:
A) Perforazione di ulcera gastrica

B) Rottura di diverticolo intestinale
C) TBC polmonare in fase attiva


L'ematemesi è la presenza di sangue nel vomito.
L'ematemesi si accompagna a palpitazioni cardiache, pallore e ipotensione.

L’ematemesi può essere provocata da tutte le malattie che determinano la comparsa
di:

  •    lesioni ulcerative

  •    erosioni o rottura di vasi sanguigni a livello dell’esofago e dello stomaco

  •    ulcera peptica


www.biancofrancesco.altervista.org



203) L'EPIDERMIDE, PARTENDO DALL'ESTERNO È:
A) Il primo strato della cute

B) Il secondo strato della cute
C) Il terzo strato della cute

204) L'IGIENE DELLA SALMA DEVE ESSERE EFFETTUATA:
A) Prima della comparsa dei RIGOR MORTIS
B) Dopo la comparsa dei RIGOR MORTIS
C) E' indifferente

205) L'IMMUNOPROFILASSI PASSIVA CONFERISCE IMMUNITÀ:
A) Immediata e temporanea
B) Dopo un certo periodo a tempo determinato
C) Dopo un certo periodo a tempo permanente

206) L'INSULINA:
A) Previene la formazione degli zuccheri nel sangue
B) Riduce la totalità degli zuccheri presenti nel sangue
C) Stabilizza gli zuccheri presenti nel sangue

www.biancofrancesco.altervista.org

L'insulina è un ormone proteico che viene secreto dalle cellule beta delle isole di Langerhans (strutture endocrine del pancreas costituite da cinque tipi di cellule: alfa, beta, delta, PP ed epsilon).


207) L'INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA È DISCIPLINATA:

A) Dalla L. n. 194/1978

B) Dalla L. n. 833/1978
C) Dalla L. 104/1992

208) L'INTERVENTO DELL'OSS NELL'ACCUDIMENTO DI OGNI SINGOLO ASSISTITO VIENE STABILITO:
A) In collaborazione con il personale infermieristico e, quando questo lo ritenga necessario, sotto la sua guida diretta
B) Attraverso una delega delle funzioni da parte dell'infermiere
C) Attraverso una delega delle funzioni da parte del coordinatore infermieristico

209) L'IPERPIRESSIA E':
A) L'aumento della temperatura corporea
B) L'aumento della frequenza cardiaca
C) L'aumento della pressione arteriosa

Iperpiressia : Stato febbrile in cui la temperatura corporea supera i 40,5°C. L’i. si riscontra solitamente in alcune malattie infettive a decorso acuto o in stati tossico-infettivi in cui si sia determinato uno squilibrio dei centri termoregolatori dell’organismo.
www.biancofrancesco.altervista.org

210) L'IPOFISI È:
A) Una ghiandola di secrezione esterna (esocrina)
B) Una ghiandola di secrezione interna (endocrina)

C) Un organo ematopoietico


211) L'ISOLAMENTO E’:
A) Una manifestazione della depressione
B) Una misura di profilassi delle malattie infettive
C) Un reparto di degenza
www.biancofrancesco.altervista.org

La profilassi si può dividere in "diretta" e "indiretta". La profilassi indiretta non si rivolge ad un determinato agente eziologico ma piuttosto ricopre la sfera ambientale e quella rivolta alla persona, attuando interventi generici e non specifici. Nell'ambito ambientale ci sono interventi rivolti all'ambiente fisico (depurazione acqua, bonifica terreni, etc.) e all'ambiente sociale (miglioramento livello socio-assistenziale, etc.). Per quanto riguarda la persona, rientrano nella profilassi indiretta (rivolta alla persona) tutte quelle pratiche di educazione, formazione e informazione sanitaria. Il lavarsi le mani potrebbe essere una di queste, in particolare informare che "lavarsi le mani è bene" sarà informazione sanitaria, spiegare le motivazioni di tale comportamento sarà educazione sanitaria, mostrare il corretto procedimento per il loro lavaggio sarà formazione sanitaria.

La profilassi diretta può inizialmente essere divisa in generica e specifica. Nella profilassi generica troviamo misure volte all'ambiente e altre alla fonte. Per quanto riguarda l'ambiente, le procedure adottate sono di disinfestazione (eliminazione vettori animali), disinfezione (eliminazione microorganismi patogeni in un determinato ambiente o substrato) e sterilizzazione (eliminazione tutti microorganismi, comprese le spore di resistenza). Queste ultime due procedure servono, in ambito ospedaliero, per evitare il passaggio dell'agente eziologico da paziente a paziente, da paziente a personale sanitario e da personale sanitario a paziente. Un esempio potrebbe essere la siringa, che se usata su vari pazienti potrebbe veicolare microorganismi patogeni (o comunque microorganismi). Le pratiche di disinfezione e sterilizzazione si avvalgono di azioni fisiche (calore) o chimiche per cui non tutti i presidi sanitari resistono ad essi. È previsto quindi l'utilizzo di strumenti monouso.

La disinfezione può essere attuata in tre momenti distinti: -durante il decorso della malattia (disinfezione della malattia (disinfezione terminale o finale), per eliminare i microorganismi patogeni dall'ambiente nel quale ha soggiornato il malato -lontano dal letto del malato, come nel caso della disinfezione estemporanea, che si attua ogni volta si sia verificato un caso di malattia infettiva in un ambiente aperto al pubblico (es.scarlattina, meningite cerebro-spinale, poliomielite in scuole, dormitori, etc.) o della disinfezione periodica, che viene eseguita con regolari scadenze in locali nei quali è presumibile la circolazione di microrganismi patogeni (es.caserme, centri di raccolta, ecc)

La disinfezione può essere attuata con mezzi naturali ed artificiali. Per quanto riguarda i mezzi naturali bisogna ricordare che i germi patogeni, nel mondo esterno, si trovano esposti all'azione di numerosi fattori che svolgono quindi un ruolo di "disinfettanti naturali". Tra questi i più importanti sono: la luce solare, l'essiccamento, le variazioni brusche di temperatura, la concorrenza vitale con altri microrganismi e la diluizione.

I mezzi artificiali vanno suddivisi in mezzi fisici e mezzi chimici. I mezzi fisici sono quelli più frequentemente usati per la sterilizzazione e sono il calore, i raggi ultravioletti e le radiazioni ionizzanti. Il calore può essere utilizzato a "secco", come nel caso di esposizione di una superficie o di un oggetto alla fiamma o di utilizzazione di appositi apparecchi, le stufe a secco, che sono il modo più adatto per la sterilizzazione di materiali in vetro o metallo. Esso può essere utilizzazto anche in forma "umida" come con l'acqua bollente o con l'autoclave, l'apparecchiatura che consente di utilizzare il calore per sterilizzare, sotto pressione, materiali in grado di sopportare l'umidità. I mezzi artificiali chimici, invece, sono: gli alcoli, tra cui l'alcool etilico; le aldeidi, in particolare l'aldeide formica o l'aldeide glutarica; gli alogeni, comprendono elementi come il cloro e lo iodio; i sali quaternari d'ammonio, appartenenti alla categoria dei detergenti sintetici; metalli, tra cui il mercurio e l'argento; e i fenoli.

Per quanto riguarda la profilassi diretta generica rivolta alla fonte, abbiamo le seguenti procedure: la notifica, fondamentale per avviare le procedure di profilassi, viene avviata dal medico e a seconda dei vari livelli ha dei tempi minimi di attuazione. Ha anche funzioni di indagine statistica ed è utile nelle inchieste epidemiologiche; la contumacia, che si suddivide in varie sotto-procedure, il cui compito principale è quello di evitare il passaggio del microorganismo dalla sorgente all'individuo sano. Per questo abbiamo l'isolamento (domiciliare o ospedaliero) che prevede l'isolamento appunto del paziente da tutti (escluso personale sanitario). Nell'ambito ospedaliero l'isolamento si avvale di due livelli di "protezione", ovvero l'utilizzo di due livelli di barriere comportamentali e tecnologiche. Il primo livello, quello standard, si attiva in presenza di sangue o altri liquidi corporei, mucose o cute scoperta, e prevede l'impiego di guanti, camici, mascherine etc.; mentre nel secondo caso, oltre alle procedure di livello 1 sono previste, a seconda delle metodologie di trasmissione dell'agente eziologico (aerea, dropplets, contatto) ulteriori protezioni (queste sono specifiche per il tipo di microorganismo riscontrato).
Abbiamo poi la contumacia vera e propria che prevede l'obbligo di permanenza del soggetto in un luogo prestabilito, la sorveglianza sanitaria, ovvero l'obbligo di controlli ad intervalli prestabiliti (ma nessun'altra limitazione alla libertà individuale); l'accertamento diagnostico il cui scopo è quello di individuare l'agente eziologico e quindi capire qual è la causa di malattia; l'inchiesta epidemiologica, ovvero una serie di studi che permettono di capire e individuare la sorgente dell'infezione, i vettori, l'area geografica, studiare il fenomeno nel tempo, la curva epidemiologica e il pool di soggetti recettivi.
Per avere delle procedure che si basano sul tipo di microorganismo dobbiamo entrare in quella che viene chiamata profilassi diretta specifica. Ne fanno parte infatti le procedure di immunoprofilassi e di chemioprofilassi.
Lo scopo dell'immunoprofilassi è di agire sull'immunizzazione del soggetto, mediante la vaccinoprofilassi (somministrazione di antigeni) e sieroprofilassi (inoculazione anticorpi di origine equina o umana). La prima stimola una risposta immunitaria da parte del soggetto, è quindi un'immunizzazione attiva, e benché abbia tempi di risposta lunghi la sua efficacia dura nel tempo (permanente o rinnovabile) ed origina la memoria immunitaria. La seconda invece ha un effetto immediato in quanto si inoculano anticorpi già formati (immunoprofilassi passiva) però la sua efficacia è temporanea.
La chemioprofilassi riguarda invece l'azione diretta ad opera di farmaci su un determinato microorganismo per prevenirne una possibile infezione. È primaria quando si somministrano farmaci (di solito in bassa dose e per brevi periodi) a soggetti sani o probabilmente infetti, mentre è secondaria (con dosaggi a volte massicci e duraturi nel tempo) quando il soggetto è stato sicuramente infettato, ma è ancora clinicamente sano (periodo di incubazione).
www.biancofrancesco.altervista.org

212) L'ITTERO È:
A) La colorazione che assumono la pelle, le sclere e le mucose del neonato per l'accumulo nel sangue della bilirubina

B) La prima evacuazione del neonato
C) La colorazione che assumono i capelli del neonato per l'accumulo nel sangue del meconio

Si definisce ittero la colorazione giallastra della pelle, delle sclere e delle mucose causata dall'eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue. Affinché l'ittero sia visibile il livello di bilirubina deve superare 2,5 mg/dL. Un ittero lieve (sub-ittero), osservabile esaminando le sclere alla luce naturale, è di solito evidenziabile quando i valori della bilirubina sierica sono compresi tra 1,5 - 2,5 mg/dl. L'ittero è una condizione parafisiologica nel neonato, mentre è frequentemente segno di patologia nell'adulto.

213) L'ITTERO:

A) Evidenzia una sofferenza della milza
B) Evidenzia una sofferenza della sclera
C) Non evidenzia alcuna sofferenza


214) LO  STRUMENTO CHIRURGICO DA STERILIZZARE VA:
a) Deterso, lavato, sistemato nella soluzione antisettica
b) Deterso, disinfettato, sterilizzato
c) Deterso, asciugato, sterilizzato

PRECISAZIONE AL PROCESSO DI STERILIZZAZIONE , FASI :
1) Raccolta materiale.
2) Decontaminazione -  Disinfezione
3) Lavaggio - detersione
4) Risciacquo
5)Asciugatura
6) Controllo - selezione
7) Confezionamento
www.biancofrancesco.altervista.org


215) LO STRUMENTARIO CHIRURGICO SI DEFINISCE STERILE SE:
A) E' deterso esteriormente
B) E'privo di microrganismi patogeni
C) E' privo di qualsiasi tipo di microrganismo,anche sotto forma di spora


216) QUANDO L'OPERATORE SOCIO SANITARIO È TENUTO A COMUNICARE LE INFORMAZIONI SULLA PATOLOGIA CHE
AFFLIGGE L'ASSISTITO?
A) Mai
B) Quando la persona è autossuficiente
C) Solo in presenza di un familiare
www.biancofrancesco.altervista.org
217) L'ORTESI È:
A) Un presidio ortopedico per compensare funzioni dell'apparato locomotore

B) Un presidio ortopedico per garantire una totale autonomia al paziente
C) Un presidio per disabili
www.biancofrancesco.altervista.org

Per ortesi si intende un dispositivo medico, un tutore, un'apparecchiatura ortopedica o simili, utilizzati in ortopedia o traumatologia nel trattamento di alcune patologie. È uno strumento esterno utilizzato per aiutare il paziente in una sua funzione.
Esempi di ortesi sono i collari cervicali, le cinture lombari steccate (o busti ortopedici), le ginocchiere, le cavigliere, eccetera.
La loro funzione è, in genere, quella di garantire una immobilizzazione relativa di un'articolazione colpita, per esempio, da traumi, artrosi, distorsioni dei legamenti o che abbia subito un intervento chirurgico. Un altro impiego delle ortesi è quello concomitante alla riabilitazione o rieducazione funzionale. L'ortesi può essere utilizzata per ridurre il carico su un'articolazione e diminuirne il dolore e può essere adoperata a scopo preventivo in casi di osteoporosi o cedimenti ossei.
Oltre che in dinamiche e funzionali, a seconda dell'impiego per cui sono indicate, le ortesi possono essere divise anche in ortesi fabbricate su misura (presso officine ortopediche) e ortesi standardizzate (prodotti industriali

218) IN CHE MODO L'OSS DEVE DISTRIBUIRE I VASSOI DEL PASTO?
A) Utilizzando il carrello del giro letti
B) Utilizzando un carrello dell'unità operativa
C) Utilizzando il carrello economale

219) L'OSS NEL RIFARE IL LETTO DEVE:
A) Piegare correttamente e con cura le lenzuola usate
B) Esporre la biancheria usata all'aria, dopo averla scossa
C) Maneggiare il meno possibile le lenzuola usate

220) L'OSS SVOLGE LA SUA ATTIVITÀ:
A) Esclusivamente in servizi di tipo socio-assistenziali
B) Nel settore sociale e in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitario residenziali e non residenziali
C) Esclusivamente in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente
www.biancofrancesco.altervista.org








 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu