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Integrazione scolastica - L'abc dell'operatore socio sanitario

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Integrazione scolastica

l'O.S.S. nei servizi

L’OSS nei servizi di integrazione scolastica.

Con la legge 104/92 si sono delineati i percorsi precisi per sostenere e favorire l’integrazione dei soggetti in situazioni di handicap dall’asilo nido fino alla scuola media superiore.
In Italia l’integrazione di tutti i minori disabili nelle classi comuni è una realtà già dai lontani anni ’70 . Ciò ha consentito,già in quel periodo, la chiusura delle "scuole speciali" e ha costituito un passaggio culturale significativo per il superamento della concezione che vedeva il bambino disabile inadeguato a svolgere la propria vita di apprendimento e relazione all'interno del contesto scolastico. Oggi in Italia l'inserimento del bambino disabile all'interno del mondo della scuola è previsto da una specifica normativa di legge che prevede l'affiancamento di un insegnante di sostegno e la predisposizione di un piano educativo personalizzato per l'alunno disabile.

Nonostante i limiti di queste prime sperimentazioni, la presenza di alunni disabili costrinse gradualmente la scuola a porsi il problema di come gestire la diversità all’interno della classe.  Nei decenni successivi si determinò una consistente evoluzione culturale e concettuale rispetto al tema dell’handicap, accompagnata da un parallelo progresso in termini legislativi: venne superato l’approccio dell’uguaglianza, per cui il bambino con il deficit doveva essere il più possibile come gli altri, per assumere l’approccio della diversità come risorsa individuale, per cui ciascun alunno è diverso da tutti gli altri per elementi di storia e di identità, per stili di apprendimento e per capacità comunicative e cognitive. Il termine integrazione ha sostituito quello di inserimento nell’ambito scolastico, sociale e legislativo, segnando il passaggio dalla realtà del bambino disabile inserito nella scuola, ma sostanzialmente isolato ed evitato, alla fase in cui ci si impegna attivamente per fare in modo che venga integrato nel gruppo dei suoi coetanei, della scuola, del territorio.
Negli altri paesi europei abbiamo un altro tipo di organizzazione. Per esempio in Francia i bambini con disabilità sono accolti in classi speciali all’interno della scuola , in Germania ci sono istituti molto efficienti per tipologia di deficit ( per esempio gli istituti  solo per persone Down, o quelli solo per artistici, ecc..) . Oggi oramai l’Italia è diventata un grande laboratorio che ha sperimentato per primo i vantaggi dell’integrazione e molti paesi europei ne prendono esempio.
L’integrazione degli alunni con deficit nelle classi comuni trova motivazione nel fatto che essi possono trovare giovamento dall’inserimento nel gruppo dei pari non solo dal punto di vista della socializzazione ma anche perché i coetanei possono fungere da modello positivo e propositivo per lo sviluppo delle abilità presenti. Inoltre anche i compagni di classe possono trovare giovamento dalla presenza degli alunni disabili, poiché si incentivano gli aspetti della solidarietà del gruppo e si abituano a stabilire adeguate modalità relazionali con le persone disabili. Quindi l’integrazione scolastica serve per dare maggiore attenzione non tanto sul deficit del paziente ( su ciò che manca) ma sulle potenzialità e sulle risorse da sviluppare.  
Da un punto di vista operativo, per integrare un bambino con disabilità all’interno della scuola, la famiglia si deve rivolgere a un servizio dell’Azienda Sanitaria Locale  o convenzionata con questa. Viene valutata la situazione del bambino e si provvede poi a compilare:
la certificazione clinica.
La Diagnosi funzionale

Al verbale di accertamento segue la diagnosi funzionale, che descrive la situazione clinico -funzionale del minore al momento dell’accertamento ed evidenzia i deficit e le potenzialità sul piano cognitivo, affettivo - relazionale, sensoriale; include le informazioni essenziali utili per individuare con i diversi attori coinvolti i supporti più opportuni e consentire alla scuola e all’ente locale l’attribuzione delle necessarie risorse.
Gli obiettivi della diagnosi funzionale sono così riassumibili:
conoscenza dettagliata della situazione attuale di partenza della persona disabile, con particolare riferimento all'evidenziazione dei livelli di capacità (competenze e abilità possedute), limiti (deficit di competenze e abilità e presenza di problematiche comportamentali, psicologiche e relazionali) e potenzialità (competenze e abilità allo stato latente che possono essere stimolate) presenti nel soggetto.
definizione di obiettivi di intervento perseguibili per il superamento dei limiti o l'attivazione delle potenzialità  
indicazioni per l'applicazione più idonea delle procedure di intervento e delle attività necessarie al perseguimento degli obiettivi.
definizione degli indicatori che permettono un monitoraggio costante dell'andamento del soggetto e un contributo alla valutazione finale dell'efficacia del Piano Educativo Individualizzato (PEI)
La diagnosi funzionale è redatta, come stabilito dal DPR 24 febbraio 1994, dall’èquipe multidisciplinare (neuropsichiatra , psicologo, terapista della riabilitazione, assistente sociale....) di struttura sanitaria pubblica o privata accreditata che ha in carico il minore. Viene rilasciata direttamente alla famiglia che provvederà a consegnarla all’Istituto scolastico frequentato secondo i tempi indicati dal DPCM 185/2006 e comunque in tempo utile per consentire alla scuola la determinazione dell’organico necessario alla integrazione dell’alunno disabile. La stessa è aggiornata al passaggio di ciclo scolastico ovvero in qualsiasi altro momento vi siano cambiamenti significativi del quadro con conseguente necessità di modifiche alle forme di sostegno.
Il profilo dinamico funzionale è atto successivo alla diagnosi funzionale e indica, dopo un primo periodo di inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo dell’alunno in situazione di handicap.
Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali e affettive e pone in rilievo le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, nonché le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate.
Il profilo dinamico funzionale è redatto dall’unità multidisciplinare che elabora la diagnosi funzionale, dagli insegnanti specializzati della scuola, con la collaborazione dei familiari dell’alunno.
E’ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione. Alla definizione del PEI provvedono congiuntamente gli operatori delle ASL e, per ciascun grado di scuola, personale insegnate e di sostegno della scuola, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministero della Pubblica Istruzione e con la collaborazione dei genitori dell’alunno in situazione di handicap.
Il PEI è il progetto che contiene la sintesi coordinata dei 3 progetti:

educativo - didattico
riabilitativo
di socializzazione
nonché le forme di integrazione tra attività scolastiche ed extra-scolastiche (art.5 DPR 24/02/94).

L’alunno con disabilità ha diritto di essere supportato a scuola nell’ambito delle esigenze di autonomia da una specifica figura di assistenza (art. 13. comma 3 L. 104/92). Il bisogno di assistenza deve essere, come nel caso dell’insegnante di sostegno, certificato.  In questo caso è dovere dell’Ente Locale – in genere il Comune – designare un operatore che, pur non facendo parte del corpo docente, entra a far parte a pieno titolo del PEI definito dalla scuola sulla base delle esigenze dell’alunno.
Per l'alunno con disabilità che necessita di accompagnamento per spostarsi all'interno della struttura scolastica, per accedere ai bagni o per un'assistenza durante la mensa è prevista un'assistenza di base fornita o da operatori socio sanitari o dai collaboratori scolastici, ex bidelli, che allo scopo hanno frequentato un corso di formazione. Il bisogno deve essere segnalato nella certificazione emessa dalla ASL mentre l'assistenza deve essere garantita dal Dirigente Scolastico.
Ogni alunno con disabilità ha diritto di essere affiancato a scuola da un insegnante specializzato per le attività di sostegno ai sensi dell’art.14, comma 6 L.104/92. Le ore assegnate all’alunno devono corrispondere a quelle richieste dalla scuola ai sensi dell’art. 41 del D.M. n.331/98. L’insegnate specializzato viene assegnato alla Direzione scolastica regionale su richiesta del dirigente scolastico in base all’attestazione di situazione di disabilità (handicap) e alla diagnosi funzionale. L’insegnate specializzato opera – non in sostituzione degli insegnanti curricolari – secondo il Progetto Educativo Individualizzato (PEI) definito a favore dell’alunno.

Per capire meglio le funzioni dell’OSS nella scuola è necessario specificare gli ambiti operativi, che sono:
Aiuto fisico: L’OSS è assegnato ad alunni con problematiche di tipo fisico che impediscono o rallentano le autonomie corporee, sia nella motricità globale ( deambulazione, uso delle scale) sia nella motricità fine (manualità, uso funzionale degli oggetti)
Aiuto per sviluppo, potenziamento, mantenimento delle abilità comunicative; L’OSS collaborerà con gli specialisti e con gli insegnanti per comprendere la situazione in cui si trova l’alunno e contribuire a lavorare  per il miglioramento della comunicazione in generale e negli aspetti specifici, sia verbali , sia non verbali.
Cura della persona ( igiene, vestiario, alimentazione), L’OSS segue l’alunno negli aspetti della cura del corpo, per esempio l’aiuto per l’uso del WC, per la pulizia, per la gestione del controllo sfinterico, il cambio degli indumenti, ecc….
Supporto e filtro nell’ambito relazionale e socio affettivo; L’OSS  funge da mediatore, se serve, tra l’alunno e il contesto, naturalmente va posta molta attenzione a non frapporsi tra l’alunno e i suoi compagni e a non impedire gli scambi spontanei .
Aiuto nella gestione comportamentale ( contenimento di ansia e/o aggressività e/o iperattività, oppure nel caso opposto essere da stimolo)Contributo a un approccio scolastico globale
Contributo a un approccio scolastico globale;L’operatore deve conoscere il PEI nei suoi aspetti didattici, educativi, relazionali, terapeutici in modo che possa in qualche momento seguire anche eventuali interventi in aspetti più strettamente didattici ( sempre concordati con i professori).
Sviluppo o esplicazione delle potenzialità e abilità; L’OSS deve guardare con maggior attenzione ciò che il bambino sa fare in modo da farne un punto di forza della persona.
Aiuto nella gestione di spazi, attrezzature, strumenti,   L’OSS deve intervenire aiutando il bambino nell’uso funzionale degli spazi, passaggi, porte, maniglie, e gradualmente ne ridurrà il proprio intervento.
Individuazione e segnalazione di situazioni problematiche; L’OSS segnala situazioni di disagio fisico, psicologico e relazionale nel soggetto e/o nella sua famiglia nel contesto scolastico e nel processo di integrazione scolastica.

Possiamo così riassumere le fasi di intervento dell’OSS nella scuola:
Informarsi sul caso che è stato assegnato.
Approccio con la struttura.
Disponibilità a collaborare per il Progetto Educativo Individualizzato , o Personalizzato.
Concordare l’intervento in base agli obiettivi per cui è stato richiesto e assegnato l’OSS e definire con i docenti i momenti del suo intervento.
Partecipazione agli incontri d’equipe organizzati dalla scuola.
Incontri individuali tra l’OSS e i Servizi.
Mantenimento del segreto professionale.


 

1

INDICAZIONI GENERALI
PER LA LA GESTIONE DELLA CRISI EPILETTICA PROLUNGATA
A SCUOLA

Documento redatto con il supporto tecnico degli specialisti dell’Ospedale dei Bambini
di Brescia e dei rappresentanti dei pediatri di famiglia

1.  MANIFESTAZIONI DELLA CRISI EPILETTICA
La  maggior  parte  delle  crisi  in  persone  con  epilessia  nota  non  rappresenta  una
emergenza medica e termina, senza danni, dopo 1-2 minuti dall’inizio.
Per crisi epilettica prolungata si intende la crisi di durata superiore ai 3-4 minuti.
In alcune persone la crisi epilettica è preceduta da segni premonitori.
Le  manifestazioni  presenti  prima  e  durante  la  crisi  possono  essere  molto  diverse  nelle
diverse  persone,  mentre  tendono  a  ripresentare  le  stesse  caratteristiche  nella  stessa
persona.
Nella  scheda  di  prescrizione  il  medico  di  famiglia  evidenzia  il  quadro  clinico  peculiare  del
bambino/ragazzo segnalando gli eventuali segni premonitori tipici.
Attenzione
Nel  caso  di  crisi  epilettica  in  un  bambino  non  segnalato  come  affetto  da  epilessia,  è
necessario ed urgente attivare il 118 e seguire le indicazioni fornite dallo stesso.

2.  CONSERVAZIONE  DELL’EVENTUALE  FARMACO,  SE  PRESCRITTO  DAL
MEDICO DI FAMIGLIA

E’  sufficiente  conservare  il  farmaco  (diazepam  -  Micronoan  microclismi),  in  confezione
integra, a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore e dalla luce solare.   2

3.  CONDOTTA DA TENERE IN  CASO DI CRISI EPILETTICA PROLUNGATA
È utile potersi avvalere di tre persone:
•  una persona per i contatti telefonici:
-  chiama i genitori,
-  informa il 118 e prende nota delle eventuali indicazioni ricevute.
•  una persona accudisce il bambino:
-  allontana dal bambino ogni oggetto pericoloso,
-  appoggia qualcosa di morbido sotto la testa per evitare traumi,
-  slaccia i capi di vestiario troppo stretti,
-  non blocca le “scosse”, evitando comunque che sbatta contro oggetti rigidi,
-  non cerca di aprire la bocca e non inserisce oggetti o dita tra i denti,
-  non cerca di attuare manovre respiratorie durante la crisi,
-  non somministra liquidi o altro per bocca durante la crisi e subito dopo,
-  terminata  la  crisi  posiziona  il  bambino  su  un  fianco  per  aiutare  la  respirazione  e
facilitare la fuoriuscita di saliva,
-  lascia  dormire  il  bambino  dopo  la  crisi  (il  sonno  post-critico  può  durare  da  pochi
minuti a ore), vigilandolo.
•  una persona si attiva per l’eventuale somministrazione del farmaco indicato dal
medico di famiglia; nel caso in cui sia prevista la somministrazione di farmaco per via
rettale (solitamente diazepam - Micronoan microclismi):
-  procede  alla  somministrazione  del  farmaco  dopo  3-4  minuti  dall’inizio  della  crisi
(salvo diversa indicazione del medico di famiglia sui tempi di somministrazione),
-  mette il soggetto sdraiato a pancia in giù, con un cuscino sotto l’addome, o di lato;
un bambino piccolo può essere disteso sulle ginocchia dell’operatore seduto,
-  rimuove la capsula di chiusura ruotandola delicatamente 2-3 volte senza strappare,
-  inserisce il beccuccio nell’ano e preme tra pollice e indice fino a far defluire la dose
prescritta,
-  durante la somministrazione, tiene sempre il microclistere inclinato verso il basso,
-  rimuove il microclistere,
-  tiene  stretti  i  glutei  per  alcuni  istanti  per  evitare  la  fuoriuscita  del  farmaco  e
mantiene il bambino disteso per alcuni minuti.
•  La persona che tiene i contatti telefonici, prende nota:
-  dell’orario di inizio della crisi e della sua durata,
-  dell’attività che il bambino stava svolgendo all’esordio della crisi,
-  delle manifestazioni che gli insegnanti sono stati in grado di rilevare  (es.:  stato di
coscienza,  movimenti  anomali,  colorito  della  cute,  modificazioni  del  respiro,
modificazioni  comportamentali  e  del  linguaggio)  durante  la  crisi  e  nell’ora
successiva.   3

INDICAZIONI GENERALI PER LA GESTIONE DELLA
CRISI IPOGLICEMICA IN DIABETICO A SCUOLA

Documento redatto con il supporto tecnico degli specialisti dell’Ospedale dei Bambini
di Brescia e dei rappresentanti dei pediatri di famiglia
Brescia ……….
Il glucosio è uno zucchero utilizzato dall’organismo, in particolare dal cervello, come fonte di
energia necessaria e insostituibile. Il bambino/ragazzo diabetico in trattamento, in particolare
con  insulina,  può  andare  incontro  a  crisi  ipoglicemica,  caratterizzata  da  una  riduzione
patologica  della  glicemia.  Con  questo  termine  (ipoglicemia)  si  intende  un  valore  di  glucosio
inferiore a 70 mg/dl nel sangue capillare (glicemia rilevata con il riflettometro in dotazione al
bambino).
La  crisi  ipoglicemica  può  essere  collegata  ad  una  eccessiva  dose  di  insulina  e/o  ad  un
insufficiente apporto di zuccheri e/o ad una insolita ed eccessiva attività fisica.
Il  bambino/ragazzo  diabetico  in  trattamento  presenta  solitamente  ipoglicemie  sintomatiche;
raramente l’ipoglicemia nel bambino/ragazzo è asintomatica.
In occasione dell’ipoglicemia ogni bambino/ragazzo tende a presentare i “suoi” sintomi o segni
caratteristici: essi sono segnalati dal medico nelle note della scheda di prescrizione.
I sintomi o segni di più comune riscontro nella crisi ipoglicemica sono elencati più avanti.
Riconoscere  le  prime  manifestazioni  di  ipoglicemia  permette  di  prevenire  la  crisi
ipoglicemica  attraverso  un  intervento  immediato  ma  molto  semplice:  la
somministrazione  di  2-3  zollette/cucchiaini/bustine  di  zucchero  per  bocca
(eventualmente sciolti in un po’ d'acqua).
La  determinazione  della  glicemia  capillare  può  essere  utile  sia  per  verificare  la  presenza  di
ipoglicemia, sia per controllare l’efficacia della sua correzione.  
Se  non  corretta  tempestivamente,  l’ipoglicemia  può  portare  anche,  evento  molto  raro,  alla
perdita  di  coscienza,  alle  convulsioni,  al  coma.  In  questi  casi  la  glicemia  è  molto  bassa
(inferiore  a  30-40  mg/dl),  ma  il  bambino  non  può  assumere  alimenti  per  bocca:  è  allora
indispensabile  la  pronta  somministrazione  intramuscolo  di  glucagone  che  permette  di
aumentare rapidamente la glicemia.

1.  COME RICONOSCERE LA CRISI IPOGLICEMICA
È  importante  riconoscere  precocemente  l’insorgenza  della  crisi  ipoglicemica,
tenendo in particolare considerazione i sintomi percepiti dal bambino/ragazzo.
I  sintomi  sono  spesso  soggettivi  e  variabili  da  persona  a  persona;  tuttavia,  le  persone
affette  da  diabete,  anche  bambini/ragazzi,  sono  solitamente  in  grado  di  riconoscere  e
segnalare i sintomi dell’avvicinarsi della crisi.
Se  previsto  dalla  prescrizione  del  medico  di  famiglia,  può  essere  utile  avvalersi  della
medesima  modalità  di  determinazione  della  glicemia  con  strisce  reattive  (ed  eventuale
lettore ottico) già in uso presso la famiglia: con tale metodo è infatti possibile determinare
in modo esatto la glicemia del momento.
I sintomi o segni di più frequente riscontro nell’ipoglicemia sono i seguenti:
•  malessere, irritabilità, senso di fame, senso di confusione,
•  alterazioni della percezione visiva (ad esempio: offuscamento o sdoppiamento della
vista),  
•  tremore, pallore, sudorazione profusa, aumento della frequenza cardiaca,
•  comportamenti  analoghi  a  quelli  di  una  “ubriacatura”  (riso  immotivato,  pianto
immotivato, scoordinamento motorio, sonnolenza, confusione).   4

2.  CONDOTTA DA TENERE
In occasione della crisi ipoglicemica si possono verificare due diverse situazioni:
1. Il bambino/ragazzo è in grado di assumere liquidi per bocca:
••••  somministrare  3  zollette/cucchiaini/bustine  di  zucchero  sciolte  in  un  po’  d’acqua.
Attendere  10  minuti  e  verificare  l’attenuazione  o  la  scomparsa  dei  sintomi  e/o
rideterminare la glicemia:
-  in  caso  di  persistenza  dei  sintomi  e/o  di  glicemia  inferiore  a  70  mg/dl  -
Somministrare  ancora  acqua  zuccherata  (la  somministrazione  va  ripetuta  ogni  10
minuti fino a portare la glicemia al di sopra dei 70 mg/dl),
-  in caso di attenuazione o scomparsa dei sintomi e/o di glicemia superiore a 70 mg/dl
-  Se  l’episodio  si  verifica  poco  prima  del  pasto,  far  mangiare  al  bambino  un  primo
(pasta,  riso);  se  si  verifica  lontano  dal  pasto  somministrare  al  bambino  zuccheri
complessi (es.: mezzo panino o 2 fette biscottate o 2-3 crackers),
••••  informare i genitori.
2.  Il bambino/ragazzo non è in grado di assumere liquidi per bocca (caso eccezionale
con perdita di coscienza o presenza di convulsioni ipoglicemiche):  
•  chiamare il 118,
•  chiamare i genitori,
•  nel frattempo somministrare al bambino il glucagone intramuscolo.
In quest’ultimo caso procedere nel modo seguente:
-  mettere il bambino/ragazzo in posizione di sicurezza,
-  verificare  sempre  la  glicemia  (in  genere  è  inferiore  a  30  mg/dl;  è  possibile  che  lo
strumento per la rilevazione della glicemia dia per valori troppo bassi la sigla LO e non il
valore numerico),  
-  praticare  il  glucagone  intramuscolo  (nome  commerciale  del  farmaco:  GlucaGen
Hypokit) secondo le seguenti indicazioni:
_  la confezione di GlugaGen hypokit contiene una siringa pre-caricata con il solvente
ed un flacone di glucagone liofilizzato da 1 mg,
_  iniettare  il  solvente  contenuto  nella  siringa  nel  flaconcino  contenente  il  glucagone
liofilizzato.  Agitare  leggermente  il  flaconcino  fino  a  scioglimento  del  liofilizzato.
Aspirare la soluzione nella siringa.
_  iniettare  per  via  intramuscolo  (nel  quadrante  supero-esterno  del  gluteo):  mezza
fiala  (0.5  mg  di  glucagone)  nel  bambino/ragazzo  di  peso  inferiore  ai  25  kg;  una
fiala intera (1 mg di glucagone) nel bambino/ragazzo di peso superiore ai 25 kg.
-  quando il bambino si riprende somministrare bevande zuccherate a piccoli sorsi ogni 5
minuti.
La somministrazione di glucagone è in grado, in genere, di ripristinare le funzioni cerebrali in
pochi minuti: il bambino/ragazzo si risveglia e cessano le convulsioni. Se questo non avviene,
una seconda dose di glucagone può essere ripetuta dopo 30 minuti dalla prima.
Il  glucagone  non  è  un  farmaco  pericoloso  e,  anche  se  somministrato  in
appropriatamente,  non  presenta  effetti  collaterali  di  rilievo:  al  massimo,  dopo  la
somministrazione il bambino/ragazzo potrà presentare nausea e/o vomito lievi.  

3.  CONSERVAZIONE DEL FARMACO
La confezione di glucagone (GlucaGen Hypokit) può essere conservata in frigorifero fra i +2 e
+8  °C  ed  ha  un  periodo  di  validità  di  tre  anni.  Può  inoltre  essere  conservata  a  temperatura
ambiente  (massimo  25  °C)  per  18  mesi.  E’  importante  controllare  periodicamente  la  data  di
scadenza del farmaco a disposizione.   5

INDICAZIONI GENERALI
PER LA GESTIONE DI CRISI ASMATICA A SCUOLA

Documento redatto con il supporto tecnico degli specialisti dell’Ospedale dei Bambini
di Brescia e dei rappresentanti dei pediatri di famiglia
Brescia ……….

1.  MANIFESTAZIONI DELLA CRISI ASMATICA
•  tosse secca continua,
•  fatica a respirare,
•  fischio durante gli atti respiratori,
•  senso di peso al torace.
2.  CONDOTTA DA TENERE
Conservare  la  calma  è  particolarmente  utile  per  poter  affrontare  adeguatamente  la
situazione. È utile potersi avvalere di due persone:
•  una persona per i contatti telefonici:
-  chiama i genitori,
-  informa il 118 e prende nota delle eventuali indicazioni ricevute.
•  una persona accudisce il bambino:
-  somministra il farmaco broncodilatatore (di solito Ventolin o Broncovaleas) indicato
dal medico di famiglia nella apposita scheda di prescrizione. Usualmente il farmaco
broncodilatatore  è  da  somministrare  tramite  “spray  predosato  con
distanziatore”. Modalità di somministrazione:
_  2 puff ogni 15-20 minuti nella prima ora,
_  se i sintomi persistono per oltre un’ora è opportuno l’intervento dei genitori,
_  per ogni evenienza, se dopo la prima ora i sintomi non sono del tutto scomparsi,
dopo circa 30-40 minuti dall’ultima somministrazione vanno ripetuti altri 2 puff di
broncodilatatore.
•  una  delle  due  persone  prende  nota  (data,  ora,  farmaco)  di  quante  volte  è  stato
utilizzato il broncodilatatore e se c’è stato un miglioramento dei sintomi.

3.  COME USARE LO SPRAY E IL DISTANZIATORE
•  Togliere il tappo di chiusura,
•  scaldare con le mani ed agitare energicamente la bomboletta,
•  collegare il boccaglio della bomboletta al distanziatore.

Nel bambino di età superiore a 5 anni: posizionare il boccaglio del distanziatore tra le
labbra del bambino facendogli chiudere la bocca, esercitare una pressione sulla bomboletta
tale  da  azionare  lo  spray  (1  puff).  Fare  inspirare  lentamente  e  profondamente  il  bambino
per almeno 6 atti respiratori. Aspettare 30 secondi e somministrare un secondo puff.  
Nel bambino di età inferiore  a 5 anni: posizionare bene la mascherina del distanziatore
in modo che aderisca al viso del bambino coprendo bocca e naso, esercitare una pressione
sulla  bomboletta  tale  da  azionare  lo  spray  (1  puff).  Fare  inspirare  lentamente  e
profondamente  per  almeno  10  atti  respiratori.  Aspettare  30  secondi  e  somministrare  un
secondo puff.

4.  CONSERVAZIONE DEL FARMACO
E’ sufficiente conservare il farmaco, in confezione integra, a temperatura ambiente, lontano
da fonti di calore e dalla luce solare.

 
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