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Guida per OSS sulle malattie infettive - L'abc dell'operatore socio sanitario

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Guida per OSS sulle malattie infettive

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Guida per OSS sulle malattie infettive

CONGIUNTIVITI

Cos’è
La  congiuntivite  è  un  processo  infiammatorio  uni  o  bilaterale  della congiuntiva,  con  manifestazioni  cliniche  che  possono  differenziarsi  a  seconda  che  l’agente  infettivo  in  causa  sia  di  natura  batterica  (ad  esempio, emofilo, streptococco, stafilococco) o virale (adenovirus).
Si  manifesta  con  lacrimazione,  arrossamento  delle  congiuntive,  essudato  purulento (occhi appiccicosi).
Nelle comunità infantili si presenta generalmente in forma epidemica, cioè
coinvolgente più soggetti.
Come si trasmette
La  trasmissione  della  malattia  avviene  per  contatto  diretto  con  secrezioni congiuntivali  o  delle  vie  respiratorie  di  soggetti  infetti,  con  le  dita  o  con  oggetti contaminati (fazzoletti, giochi, occhiali).
Il periodo di incubazione è più o meno lungo a seconda che si tratti di forme batteriche (24-72 ore) o di forme virali (5-12 giorni).
La contagiosità è elevata ed è presente per tutta la durata dei sintomi nelle forme batteriche; anche fino a 14 giorni dall’insorgenza nelle forme virali. Un bambino in trattamento antibiotico non è più contagioso.
Cosa fare se si verifica un caso
Nei  confronti  del  malato.  L’allontanamento  dalla  comunità  deve  essere previsto ove siano presenti bambini di età inferiore ai 5 anni.
Il bambino allontanato può essere riammesso a trattamento iniziato, senza periodi di isolamento.
Occorre adottare le “precauzioni universali” (vedi opuscolo) nell’accudire il  malato:  lavaggio  ripetuto  delle  mani,  evitare  l’uso  in  comune  di  asciugamani, lavaggio a 60° della biancheria.
Nei  confronti  dei  contatti  e  della  collettività.  In  caso  di  epidemie  in collettività infantili, deve essere effettuato il trattamento immediato e adeguato dei contatti più stretti, anche in assenza di sintomatologia.


EPATITI VIRALI A e B

Cosa sono
Le epatiti virali sono infiammazioni acute che, nel caso delle forme dovute ai virus di tipo B, C e D, possono degenerare in croniche.
Si  manifestano  con  malessere  generale,  inappetenza,  astenia  e  senso  di stanchezza,  nausea  e  dolori  addominali,  talvolta  febbre  e  ittero  (colore  giallastro della pelle e delle congiuntive e urina color rossastro).
Molte volte l’epatite virale decorre senza ittero e quindi con una sintomatologia che molto assomiglia a un’influenza: non viene perciò diagnosticata.
Tuttavia,  poiché  a  seguito  dell’infezione  vengono  prodotti  anticorpi,  è possibile  attraverso  esami  del  sangue,  anche  anni  dopo,  rilevare  se  la  persona ha contratto nel passato tali malattie.
Come si trasmettono
L’epatite  virale  A  si  trasmette  attraverso  la  via  oro-fecale,  principalmente con  alimenti  contaminati:  sono  particolarmente  a  rischio  i  frutti  di  mare crudi o poco cotti.
Può  anche  accadere  che  una  persona  malata,  15-30  giorni  prima di  manifestare  i  sintomi,  contagi  un  familiare  o  persone  che  condividono con lei lo stesso ambiente per lungo tempo, a causa di una cattiva igiene personale. Non ci sono portatori cronici del virus.
L’epatite  virale  B  si  diffonde  invece  in  modo  completamente  diverso, cioè attraverso il sangue e i rapporti sessuali.
Possono  diffondere  l’infezione  sia  i  malati  che  i  portatori,  ossia  persone che  hanno  contratto  in  precedenza  la  malattia  e,  non  avendo  sviluppato gli anticorpi, mantengono il virus nel sangue.
La prevenzione
Per  entrambe  queste  forme  di  epatite  virale  è  disponibile  un  vaccino
specifico. Contro l’epatite B sono vaccinati tutti i bambini entro il primo anno  di  vita  e,  dato  che  in  Italia  la  vaccinazione  è  stata  introdotta  nel  1991,  ormai sono vaccinate le persone al di sotto dei 28 anni.
La  vaccinazione  è  praticata  anche  agli  operatori  sanitari  e  altri  gruppi a rischio di contagio, quali i familiari di portatori.
La  vaccinazione  contro  l’epatite  A  è  invece  indicata  a  coloro,  adulti e bambini, che si rechino in zone ove la malattia è particolarmente diffusa (aree tropicali e subtropicali o a basso tenore igienico-sanitario).
Cosa fare se si verifica un caso
In caso di epatite A è necessario attuare l’isolamento enterico, cioè porre attenzione  all’igiene  dei  servizi  igienici  usati  dal  malato,  al  lavaggio delle mani prima dei pasti e dopo l’uso dei servizi.
È opportuno che il malato non frequenti la collettività per 7 giorni dall’inizio dei sintomi.
I  familiari  o  compagni  del  malato,  se  frequentante  collettività  infantili  e  scuola  primaria,  devono  essere  vaccinati  tempestivamente  (possibilmente entro 7 giorni dall’esordio dei sintomi nel caso).
In  caso  di  epatite  B  è  necessario  ribadire  le  precauzioni  standard,  per prevenire l’esposizione e il contatto con il sangue e altri fluidi biologici, che  dovrebbero  comunque  essere  attuate  indipendentemente  dai  casi  di  malattia. Poiché tutti i frequentanti comunità scolastiche risultano vaccinati,  non  è  necessario  avviare  ulteriori  misure  specifiche,  considerato  che  sempre quando vi è esposizione al sangue occorre adottare le “precauzioni  universali” (vedi opuscolo).
Cosa non è necessario fare
Non  è  necessaria  la  disinfezione  di  locali  o  ambienti.  In  presenza  di  un portatore di epatite B in collettività scolastica non è indicato effettuare lo screening sierologico (esame del sangue) nei contatti.



INFEZIONE DA HIV-AIDS

Cos’è
Si tratta di una infezione sostenuta dal virus dell’immunodeficienza umana  (HIV),  che  provoca  appunto  un  danno  al  sistema  immunitario  della
persona infettata, la quale diventa così incapace di contrastare infezioni, anche  quelle  che  nelle  persone  sane  non  riescono  a  provocare  malattie  (infezioni opportunistiche), o alcuni tipi di tumore.
Quando  si  manifestano  queste  patologie  si  configura  il  quadro  di  AIDS  (Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita).
Le  manifestazioni  cliniche  variano  a  seconda  della  gravità  del  danno provocato dal virus.
Per  dimostrare  l’infezione  da  HIV  è  necessario  ricorrere  a  dei  test  di laboratorio,  in  grado  di  riconoscere  la  presenza  di  “marcatori”  del  virus stesso (sieropositività).
Attualmente  esistono  terapie  che,  attraverso  l’utilizzo  di  più  farmaci antivirali,  riducono  il  proliferarsi  del  virus  nell’organismo  e  il  danno  da  questi procurato.
In assenza di terapia il 50% delle persone infette sviluppa AIDS conclamatonell’arco di 7-10 anni.
Come si trasmette
Il  virus  HIV  si  trasmette,  da  persona  infetta  a  sana,  attraverso  il  sangue  (quando a causa di ferite/lesioni di una persona malata viene a contatto con lesioni di pelle e mucose), liquidi biologici quali lo sperma, le secrezioni vaginali, il latte materno.
Dovranno  pertanto  essere  usate  tutte  le  protezioni  e  i  comportamenti  che impediscono il contatto con sangue e liquidi biologici del soggetto infetto:
protezione  in  caso  di  ferite  o  lesioni,  rapporti  sessuali  protetti,  utilizzo personale di oggetti taglienti ecc.

Cosa fare quando si verifica un caso di infezione da HIV
Poiché  la  sieropositività  non  è  sempre  conosciuta  e  tenuto  conto  che  la  diffusione  di  questa  informazione  potrebbe  ingenerare  ingiuste  emarginazioni,  è  opinione  condivisa  a  livello  scientifico  che  alcuni  comportamenti  corretti  siano  da  applicare  sempre  in  caso  di  possibile esposizione  a  sangue,  senza  necessariamente  conoscere  il  rischio  che  una persona ha di trasmettere l’infezione.
Si tratta di applicare, anche in una collettività come la scuola, quelle che sono conosciute come “precauzioni universali”.
•  Utilizzare  guanti  monouso  in  caso  di  fuoriuscita  di  sangue  in  seguito  a ferita, epistassi (sangue dal naso) o altro motivo.
•  Indossare guanti monouso prima di qualsiasi azione che possa comportare   contatto con sangue o altri liquidi biologici (feci, urine).
•  L’uso  di  spazzolini  da  denti  sia  strettamente  personale:  ciò  non  deve  precludere l’effettuazione del lavaggio dei denti in collettività scolastiche.
•  Materiali  contaminati  con  sangue  (fazzoletti  utilizzati  per  il  soccorso,
 materiale di medicazione, guanti monouso ecc.) siano raccolti in un sacco   di plastica che dovrà essere ben chiuso e smaltito con i rifiuti immediatamente (possibilmente mettendovi all’interno ipoclorito di sodio - candeggina).
È importante ricordare che le normali procedure di pulizia e sanificazione  domestica  sono  sufficienti:  per  rimuovere  sangue  o  liquidi  biologici  dalle  superfici o da oggetti possono essere usati i comuni detergenti a base di cloro.

Cosa non fare quando si verifica un caso
Il fatto che questa infezione provochi una deficienza del sistema immunitario, comporta che chi è esposto a maggior rischio nel frequentare una collettività sia proprio la persona malata.
Infezioni  banali  che  un  soggetto  sano  supera  senza  difficoltà  possono provocare quadri gravi in un soggetto immuno compromesso.
Si  capisce  così  molto  bene  perché  è  importante  che  non  si  verifichino  emarginazioni all’interno di una collettività.


LEGIONELLOSI

Cos’è
È una malattia dovuta a diversi tipi di un batterio molto diffuso nei nostri ambienti (la legionella), che vive bene in ambiente umido.
Si presenta in due forme: la febbre di Pontiac, molto simile a un’influenza e  quindi  raramente  identificata;  una  polmonite,  con  febbre,  tosse,  dolori muscolari e in alcuni casi anche difficoltà respiratorie.
Generalmente le forme più gravi si presentano in persone debilitate come anziani, alcolisti, malati cronici.
Come si trasmette
La  legionella  si  trasmette  per  via  aerea,  inalando  particelle  di  acqua  aerosolizzata, come avviene durante la doccia o in ambienti climatizzati.
Può capitare infatti che la legionella si accumuli nelle autoclavi degli impianti  di  distribuzione  dell’acqua  potabile  di  case  o  alberghi  o  ospedali,  oppure nei filtri per l’umidificazione presenti nei climatizzatori e, attraverso  le goccioline di aerosol che si formano, raggiunga i polmoni.
La  legionella  non  si  trasmette  da  un  ammalato  a  un  altro  soggetto,  né  bevendo acque che la contengono.
La prevenzione
La prevenzione del contagio consiste soprattutto nella corretta manutenzione di impianti idrici per l’acqua calda e dei climatizzatori.
Sono disponibili diversi manuali per tecnici con le indicazioni relative.
Cosa fare quando si verifica un caso
Quando si verifica un caso di polmonite da legionella, si deve:
•  Individuare  la  possibile  fonte  del  contagio  (durante  un  soggiorno  in   albergo,  ricovero  ospedaliero  ecc.)  e  verificare  che  non  ci  siano  altre    persone nella medesima situazione.
•  Controllare  gli  impianti  idrici  dei  luoghi  dove  si  è  soggiornato  per   individuare eventuali punti di contaminazione e, in caso positivo, effettuare    la disinfezione/bonifica.
Per la febbre di Pontiac non sono previste misure specifiche.
Cosa non è necessario fare
•  Non è necessario isolare il malato (anche se è opportuno mantenerlo in   ambiente tranquillo e a riposo).
•  Non è necessario disinfettare o disinfestare locali, indumenti ecc.
•  Non è necessario sottoporre a esami particolari persone che, pur avendo
 frequentato ambienti comuni al malato, non presentino sintomi particolari.


MALATTIA MANO-PIEDE-BOCCA

Cos’è
È una malattia causata da virus, che colpisce sopratutto i bambini sotto i 10 anni di età ed è più frequente in estate e in autunno.
Si manifesta con la comparsa di vescicole inizialmente sulla mucosa della bocca  e  sulla  lingua  e  dopo  48  ore  anche  sui  piedi  e  sulle  mani,  più  raramente  sui  glutei;  le  vescicole  scompaiono  nell’arco  di  una  o  due  settimane al massimo.
È possibile anche la comparsa di febbre, malessere generale e mancanza d’appetito,  perché  le  vescicole  provocano  dolore  e  rendono  difficoltosa l’alimentazione. Si tratta comunque di una malattia benigna.
Come si trasmette
La  malattia  si  trasmette  soprattutto  attraverso  le  goccioline  di  saliva  e  le  secrezioni  nasali,  ma  anche  attraverso  le  mani  contaminate  da  feci;  la  persona malata può trasmettere la malattia per tutto il periodo in cui presenta le vescicole.
Cosa fare quando si verifica un caso
L’allontanamento dalla scuola di un bambino colpito da questa malattia è necessario solo se nella scuola è in corso un’epidemia, cioè se più bambini  risultano malati contemporaneamente.
Il  bambino  allontanato  potrà  rientrare  nella  collettività  quando  le  vescicole sono completamente scomparse.
Cosa non è necessario fare
Non è necessario alcun intervento sugli ambienti.



MALATTIE INVASIVE BATTERICHE

(Meningiti/Sepsi)
Cos’è
La  meningite  e  la  sepsi  sono  malattie  invasive  causate  da  diversi  agenti  patogeni, prevalentemente di natura batterica, e si possono verificare a ogni età. La meningite è l’infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che avvolgono il cervello. La sepsi è un’invasione massiva da parte di un agente patogeno di tutti gli organi attraverso il sangue.
Tra le forme batteriche, le principali sono quelle da:
Meningococco (Neisseria Meningitidis), che colpisce di preferenza i bambini con  meno  di  5  anni,  ma  non  mancano  casi  nei  giovani  e  negli  adulti.  
Nel  nostro  Paese  si  verificano  maggiormente  durante  l’inverno  e  la  primavera;  la  quasi  totalità  dei  casi  si  manifesta  in  forma  sporadica (caso  singolo);  esistono  diversi  sierogruppi  di  meningococco,  di  cui  sono  prevalenti il B e il C.
Pneumococco (Streptococcus pneumoniae) che colpisce più frequentemente persone immunocompromesse e anziani, in percentuale minore bambini di età inferiore ai 5 anni ed è più frequente durante i mesi invernali.
Emofilo  (Haemophilus influenzae tipo b ) che colpisce generalmente soggetti dai 2 mesi ai 3 anni; rara oltre i 5 anni.
Tali germi possono albergare abitualmente nelle alte vie aeree senza dare problemi; in alcuni casi si manifestano infezioni delle prime vie respiratorie che possono guarire spontaneamente, oppure in alcune circostanze diventano  aggressivi causando la forma invasiva. Essa è caratterizzata da un inizio con febbre, in genere elevata, intenso mal di testa, nausea e spesso vomito.
In alcuni casi può evolvere rapidamente con porpora fulminante (chiazze rosse sulla pelle dovute a microemorragie), shock e decesso.

Come si trasmette
L’infezione viene trasmessa direttamente da persona a persona, attraverso le goccioline emesse con la respirazione dal naso e dalla bocca.
Il periodo di incubazione è variabile da 2 a 10 giorni, in media 3-4 giorni.
La  contagiosità  è  presente  per  tutto  il  periodo  di  permanenza  del microrganismo nelle secrezioni orofaringee; l’infettività cessa dopo 24-48 ore dall’inizio di un adeguato trattamento antibiotico.

La prevenzione
Sono  disponibili  vaccini  che  però  non  coprono  tutti  i  ceppi  dei  differenti agenti; inoltre sono in fase di studio avanzato nuovi vaccini.
Vaccinazione  anti  meningococco  di  gruppo  C:  disponibile  gratuitamente presso le ASL per i soggetti di età compresa fra 3 mesi e 18 anni, e per gli appartenenti alle categorie a rischio.
Vaccinazione  anti  pneumococco  eptavalente:  disponibile  gratuitamente presso le ASL per i soggetti di età compresa fra 3 mesi e 3 anni, e per gli appartenenti alle categorie a rischio.
Vaccinazione anti emofilo B: proposta a tutti i nati in associazione con la vaccinazione contro difterite - tetano - pertosse - poliomielite - epatite B.
Cosa viene fatto in presenza di un caso nei confronti del malato. Anche in caso di solo sospetto di meningite il malato è  sottoposto  in  ospedale  a  isolamento  respiratorio  per  24-48  ore  dopo  l’inizio di adeguata terapia.
Nei  confronti  dei  contatti.  In  relazione  alla  manifestazione  di  un  caso  di meningite  o  sepsi  batterica  sono  attuati  dal  Dipartimento  di  
Prevenzione  
Medico delle Aziende Sanitarie Locali una serie di interventi di controllo e di profilassi sui contatti, che saranno differenti a seconda dell’agente infettivo isolato e di quanto emerge dall’indagine epidemiologica per l’identificazione dei soggetti esposti. In tutte le forme batteriche, sia che si manifestino col quadro di meningite che di sepsi, viene attuata sorveglianza sanitaria per 10 giorni sui contatti stretti.
Per i casi di meningite/sepsi da Meningococco o da Haemophilus influenzae tipo  b  sono  previsti  interventi  di  profilassi  con  antibiotico  e  controllo  sui contatti;  nelle  forme  da  pneumococco  non  sono  indicati  interventi  di  profilassi sui contatti. Nei casi di meningite batterica, senza identificazione del germe, viene attuato quanto previsto per le forme meningococciche.  
La  profilassi  antibiotica,  da  iniziarsi  il  più  precocemente  possibile,  è  raccomandata per i soggetti che hanno avuto un contatto stretto con il caso durante  i  10  giorni  prima  della  comparsa  della  malattia  (cioè  durante  il  periodo  di  incubazione)  ad  esempio  familiari,  compagni  di  classe,  colleghi  di  lavoro  che  condividono  gli  stessi  spazi  per  periodi  prolungati  (vedi opuscolo per la definizione di contatto).
La profilassi antibiotica non è raccomandata per il contatto occasionale o per contatti indiretti, cioè soggetti che non hanno avuto alcun rapporto con il malato.
Il  farmaco  utilizzato  di  prima  scelta  è  la  Rifampicina  secondo  dosaggi  e modalità di assunzione prescritti dai medici dell’ASL ai soggetti identificati con l’inchiesta epidemiologica.
Farmaci alternativi debbono essere utilizzati su indicazione dei sanitari in situazioni che ostacolino l’uso dei farmaci di prima scelta.
Cosa non è necessario fare
La  disinfezione  degli  ambienti  ove  ha  soggiornato  il  malato  non  è  da  considerarsi una misura efficace alla prevenzione di altri casi.


MEGALOERITEMA INFETTIVO (V malattia)

Cos’è
È una malattia di origine virale e colpisce prevalentemente i bambini in età scolare durante la fine dell’inverno o all’inizio della primavera.
A  livello  del  volto  compare  una  eruzione  che  si  localizza  a  livello  delle  guance: queste appaiono molto arrossate, calde al tatto, come se il bambino fosse stato schiaffeggiato, mentre la cute è pallida sul mento, sulla fronte e  intorno alla bocca. Successivamente compaiono delle macchioline lievemente  rilevate al tatto, di colore rosso, che interessano il tronco, le natiche e gli arti superiori e inferiori.
L’arrossamento, che causa spesso prurito, si attenua con il tempo divenendo più pallido al centro e assumendo un caratteristico aspetto a merletto.
Non compare desquamazione.
La quinta malattia dura in media 11 giorni, con un minimo di due giorni e  un  massimo  di  4-5  settimane.  In  alcuni  casi  l’eruzione  è  preceduta  da  malessere generale e febbre anche di grado lieve.
Nelle settimane o, a volte, nei mesi successivi può ricomparire l’arrossamento  in occasione di bagni caldi, di stress emotivi, di esposizione al sole o di attività fisica intensa.
In  bambini  affetti  da  anemia  grave  (ad  esempio,  anemia  falciforme)  l’infezione può causare un peggioramento della malattia.

Come si trasmette
Il virus si trasmette per via aerea, attraverso il muco o la saliva della persona infetta, oppure con le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti   o  semplicemente  parlando.  Il  bambino  generalmente  è  contagioso  dalla  settimana prima dell’inizio dei sintomi fino alla comparsa delle manifestazioni  cutanee;  quando  compaiono  le  manifestazioni  cutanee  il  bambino  non  è più contagioso.

La prevenzione
Non esiste un vaccino specifico. La malattia è solitamente lieve e non necessita di particolari interventi preventivi.

Cosa fare quando si verifica un caso
La malattia tende a risolversi da sola e non necessita di una terapia specifica.
In caso di prurito vanno somministrati antistaminici.
I  bambini  con  il  Megaloeritema  possono  frequentare  la  scuola  e  la comunità in quanto non sono contagiosi, mentre lo sono stati nel periodo  di incubazione.
Può essere utile l’adozione di pratiche di igiene standard per il controllo delle  malattie  che  coinvolgono  l’apparato  respiratorio,  come  il  lavaggio  delle mani e l’utilizzo di fazzoletti di carta.
Può  essere  utile  nelle  donne  in  età  fertile  fare  la  ricerca  delle  immunoglobuline contro il virus della malattia (parvovirus B19), per valutare  la  suscettibilità  o  meno  all’infezione  (assenza  di  anticorpi  specifici).  
Nelle donne gravide si consiglia di consultare il proprio medico.

Cosa non è necessario fare
Non è necessaria la disinfezione degli ambienti.


MOLLUSCO CONTAGIOSO

Cos’è
Si tratta di una malattia della pelle causata dal virus Molluscum contagiosum virus (MCV). Essa è caratterizzata dalla comparsa di piccole lesioni a forma di noduli di qualche millimetro di diametro di colorito roseo o biancastro, con una leggera depressione centrale detta “ombelicatura”.
Questi  rigonfiamenti  mollicci  sono  tra  loro  separati  e  sono  presenti  in  un numero da 2 a 20 circa.
Nei bambini essi compaiono solitamente sul viso, sul tronco, sulle gambe e sulle braccia. Le persone affette da importanti malattie del sistema immunitario possono avere manifestazioni più intense e diffuse.
Le lesioni solitamente non sono dolorose né pruriginose e possono scomparire da sole.

Come si trasmette
Il mollusco contagioso può essere trasmesso per contatto diretto da persona a persona o attraverso piccole lesioni della cute, attraverso oggetti, quali asciugamani o vestiti che vengono in contatto con le lesioni.
Il  virus  è  presente  in  ambienti  umidi  quali  i  bordi  delle  piscine,  gli  spogliatoi,  le  docce,  la  sabbia:  di  conseguenza  il  rischio  di  contrarre la malattia è maggiore in estate.
Esso  è  molto  contagioso  e  attraverso  il  grattamento  si  può  diffondere rapidamente a varie parti del corpo come gli arti, superiori e inferiori, il volto, il tronco e spesso i genitali.

La prevenzione
Cercare di evitare i contatti con i bambini che presentano le lesioni sospette.
In particolare si deve evitare l’uso in comune di asciugamani, salviette ecc.

Cosa fare quando si verifica un caso
Anche  se  le  lesioni  possono  risolversi  spontaneamente,  è  preferibile,  per favorire  una  guarigione  più  rapida,  ricorrere  alla  terapia  dermatologica con l’impiego di preparati topici, crioterapia con azoto liquido o attraverso il raschiamento della lesione (currettage).
Va evitato sia di grattare sia di spremere la lesione per evitare la fuoriuscita di secrezione biancastra, simile al sebo, molto infettiva perché ricca di virus.
La  rimozione  dei  noduli  è  consigliabile  sia  per  impedire  la  trasmissione ad altre persone, sia per evitare il rischio di autoinfezione dopo grattamento.

Cosa non è necessario fare
Non  è  previsto  l’allontanamento  e  la  restrizione  di  frequenza  di  collettività.



MONONUCLEOSI

Cos’è
È  una  malattia  virale  (virus  Epstein-Barr),  generalmente  benigna,  che provoca  febbre  e  mal  di  gola,  ingrossamento  dei  linfonodi  e  alterazioni degli esami del sangue (aumento di linfociti).
Spesso la malattia non viene riconosciuta o decorre in forma molto lieve: si stima che il 90% della popolazione italiana oltre i 30 anni l’abbia già avuta.

Come si trasmette
Denominata “malattia del bacio”, si trasmette da persone malate già durante l’incubazione o anche da portatori (che mantengono il virus nella faringe), attraverso l’aria o per mezzo della saliva; i contatti ravvicinati bocca-bocca, a scuola, in ambienti ricreativi o sui mezzi di trasporto favoriscono dunque la probabilità di contagio.

Cosa fare se si verifica un caso
Nei casi di malattia è bene adottare le precauzioni di isolamento respiratorio (evitare  i  contatti  ravvicinati,  usare  fazzoletti  monouso,  non  utilizzare  stoviglie in comune), ma non è necessario né allontanare da scuola o lavoro, né impedire la frequenza una volta che i sintomi siano risolti.
Le  donazioni  di  sangue  da  parte  del  malato  devono  essere  sospese  per almeno sei mesi dall’esordio della malattia.

Cosa non è necessario fare
Non sono necessarie disinfezioni o disinfestazioni.
La  persona  malata  può  svolgere  le  diverse  attività  purché  non  le  causino malessere.
Le  persone  che  hanno  avuto  contatto  col  malato  non  devono  essere sottoposte ad accertamenti o terapie.



MORBILLO - ROSOLIA - PAROTITE

Cosa sono
Morbillo.  Si  presenta  con  febbre,  tosse,  raffreddore  e  macchie  di  colorrosa-rossastre,  piccole  e  rilevate,  diffuse  su  tutto  il  corpo,  senza  prurito;  spesso  colpisce  i  bimbi  tra  i  5  e  i  10  anni,  ma  negli  ultimi  anni  si  sono  verificati casi anche in giovani-adulti.
Si risolve in pochi giorni, ma può provocare complicanze come bronchite e otite.
Rosolia. Non è facile da diagnosticare perché assomiglia ad altre malattie da  virus;  si  presenta  con  febbre,  anche  inferiore  ai  38°C,  macchie  rosa piccole e diffuse, rigonfiamento dei linfonodi; è una malattia con decorso  benigno e breve; sono possibili complicanze in gravidanza.
Parotite. È un’infezione delle ghiandole salivari (quasi sempre le parotidi) che dà febbre e rigonfiamento nella zona tra orecchio e mandibola; spesso   è confusa con infezioni dovute ad altri virus.
Ha un decorso benigno, ma nei maschi che si ammalano in età giovane  adulta  può  provocare  l’infiammazione  dei  testicoli,  solo  in  rari  casi  però   provoca l’infertilità.

Come si trasmettono
Morbillo,  rosolia  e  parotite  si  trasmettono  per  via  aerea:  persone  malate o  che  sono  in  fase  di  incubazione,  eliminano  i  virus  con  le  goccioline emesse con starnuti o colpi di tosse; per contagiarsi bisogna inalare queste goccioline,  perciò  ci  si  ammala  solo  se  si  sta  molto  vicino  con  la  bocca a un malato.
Non  ci  sono  portatori  di  questi  virus  e  neppure  sopravvivono  nell’aria o  in  locali  chiusi:  quindi  c’è  solo  la  possibilità  della  trasmissione  diretta da malato a sano.

La prevenzione
La prevenzione si basa su vaccinazioni che, nel caso di morbillo, rosolia e parotite, sono contenute in un unico vaccino: si somministra nei bimbi piccoli a 12-15 mesi di vita e poi ripetuto a 5-6 anni.
Le  misure  di  comportamento  generali  consistono  nell’evitare  contatti ravvicinati bocca-bocca (ma per i bambini è piuttosto difficile!), utilizzare  fazzoletti monouso, coprire la bocca quando si tossisce o starnutisce.

Cosa fare quando si verifica un caso
Quando oramai il caso si è verificato, si deve:
•  Tenere  a  casa  la  persona  malata  per  almeno  cinque  giorni,  evitando il contatto diretto con altre persone non vaccinate.
•  Fare la vaccinazione agli altri componenti della famiglia, o ai compagni  di  scuola  o  di  lavoro  che  siano  stati  a  contatto  col  malato  nei  giorni   immediatamente precedenti (quando  cioè il malato aveva in incubazione   la malattia e diffondeva a sua insaputa il virus); la vaccinazione va fatta   quanto più presto possibile, meglio entro le 72 ore.
•  La  vaccinazione  va  fatta  anche  se  si  suppone  che  la  persona  si  sia  già contagiata e potrebbe essere a sua volta in fase di incubazione: almeno per   il morbillo si riducono di molto le probabilità di manifestare la malattia.
•  La  vaccinazione  non  può  essere  fatta  a  donne  in  gravidanza  o  persone  che sono immunodepresse.

Cosa non è necessario fare
•  Non sono necessarie disinfezioni o disinfestazioni degli ambienti.
•  Non è utile fare le immunoglobuline (a meno che si tratti di persone che  non possono essere vaccinate).



OSSIURIASI

Cos’è
L’ossiuriasi  è  un’infestazione  intestinale  provocata  da  piccolissimi  vermi, gli ossiuri, a forma di spillo.
Si  manifesta  con  prurito  alla  zona  anale,  più  raramente  alla  vulva, disturbi del sonno e irritabilità, ma spesso è asintomatica.
È  diffusa  in  tutto  il  mondo  e  frequentemente  interessa  i  bambini  in  età  scolare e prescolare. L’uomo è l’unico ospite; gli animali domestici non sono contagiati.
L’uomo ingerisce le uova: in un periodo di uno-due mesi la femmina adulta di ossiuro gravida raggiunge la zona perianale dove deposita le uova.

Come si trasmette
Le  femmine  di  ossiuri  gravide  di  norma  muoiono  dopo  aver  depositato le uova. Il periodo di contagiosità dura fino a che le femmine depongono  le uova e le uova rimangono infettive negli ambienti chiusi.
Si  trasmette  principalmente  per  via  oro-fecale:  le  uova  sono  trasportate attraverso  le  mani  e  le  dita  e  attraverso  oggetti  contaminati  (giocattoli,  lenzuola, biancheria, copri sedili di WC).

Cosa fare se si verifica un caso
La diagnosi viene effettuata ponendo del nastro adesivo trasparente nella zona  perianale  e  successivamente  ricercando  al  microscopio  le  uova  di  ossiuro (scotch test).
Un  corretto  comportamento  di  igiene  personale  previene  dal  contagio: lavare  le  mani  prima  di  mangiare  o  di  preparare  il  cibo,  e  dopo  aver utilizzato i servizi igienici.
Nel caso in cui una persona sia infestata dagli ossiuri è necessario assumere la terapia specifica, secondo le indicazioni del curante; cambiare le lenzuola e quotidianamente la biancheria intima, lavando tutto in lavatrice a 60°C.

Cosa non è necessario fare
Non è necessario l’allontanamento dalla scuola o da altra collettività.



PEDICULOSI DEL CAPO

Cos’è
È una infestazione causata dai pidocchi, parassiti di piccolissime dimensioni (2-3 mm), di colore grigio-biancastro, che si nutrono di sangue pungendo ripetutamente il cuoio capelluto.
I  pidocchi  possono  vivere  a  lungo  sul  cuoio  capelluto  e  si  riproducono depositando uova (le lendini); ciascuna femmina di pidocchio può deporre fino a 300 uova, che si schiudono nell’arco di 7 giorni.
L’infestazione si manifesta con prurito intenso alla testa; ispezionando il capo si possono riconoscere le uova, soprattutto nella zona della nuca e dietro le orecchie, che appaiono come puntini di aspetto biancastro; le uova possono confondersi con la forfora per il loro aspetto, ma a differenza di questa sono fortemente attaccate al cuoio capelluto e ai capelli.
La  pediculosi  del  capo  è  una  malattia  che  si  riscontra  comunemente all’interno  delle  collettività  scolastiche,  può  colpire  indistintamente  tutti  i  soggetti che la frequentano e non è necessariamente dovuta a scarsa igiene personale.

Come si trasmette
L’infestazione  si  trasmette  soprattutto  in  maniera  diretta  da  una  testa all’altra, grazie alla facilità di contatto tipica della vita di gruppo.
Il pidocchio non vola e non salta, ma poiché esso è capace di muoversi per brevi tratti, il contagio può avvenire anche attraverso indumenti infestati (berretti, sciarpe, colletti) o con l’uso in comune di pettini, spazzole e cuffie da bagno.
Lontano dalla testa il pidocchio sopravvive solo per poche ore.

La prevenzione
Non esiste alcun prodotto in grado di prevenire l’infestazione, ma alcuni
accorgimenti possono essere utili per evitare il diffondersi dell’infestazione e ridurre il rischio di contagio:
•  ispezionare con regolarità la testa del bambino;
•  evitare lo scambio di berretti, cappotti, sciarpe, asciugamani e altri effetti  personali.

Cosa occorre fare in caso di infestazione
Per eliminare i pidocchi: trattare il prima possibile l’infestazione, applicando in giornata un prodotto specifico antiparassitario (shampoo, gel, schiuma  ecc.), che si acquista direttamente in farmacia.
Il prodotto va applicato seguendo attentamente le istruzioni riportate nella confezione.
Poiché gli antiparassitari non sono in grado di uccidere il 100% delle uova, è  importante  che  il  trattamento  sia  ripetuto  a  distanza  di  7-10  giorni, quando le lendini sono giunte a maturazione e si schiudono per fare uscire le larve. Nei casi più complicati è possibile effettuare un terzo trattamento.
Per facilitare l’eliminazione delle lendini può essere utile, dopo aver usato l’antiparassitario,  frizionare  il  capo  con  una  soluzione  di  acqua  e  aceto in parti eguali, passando i capelli dopo circa mezz’ora con un pettine fitto.
Successivamente, sotto una buona fonte di luce, esaminare i capelli ciocca per ciocca, sfilando manualmente le lendini.
Nel  caso  di  infestazione  delle  ciglia,  i  pidocchi  e  le  uova  vanno  rimossi manualmente, con l’uso di pinzette, applicando prima della vasellina. Lavare a 60°C in lavatrice o a secco i capi di abbigliamento infestati, le lenzuola e le federe.
Immergere in acqua bollente e shampoo antiparassitario/detersivo/disinfettante per 1 ora, pettini, spazzole e fermagli.
Tutti gli oggetti che vengono ripetutamente tenuti a contatto con i capelli (ad es. peluche usati per addormentarsi) che non possono essere lavati in acqua o a secco, dovranno essere lasciati all’aria aperta.
Può essere utile passare a fondo tappeti, cuscini e divani con l’aspirapolvere.

Cosa non è indicato fare in caso di infestazione
Non è necessario l’allontanamento immediato dalla scuola del bambino con pediculosi del capo.
Non  è  indicato  l’uso  di  shampoo  specifici  a  scopo  preventivo,  in  quanto  inefficaci.
Non è indicata la disinfestazione degli ambienti.



PERTOSSE

Cos’è
È  una  malattia  infettiva  causata  da  un  batterio,  la  Bordetella  pertussis, capace  di  produrre  una  tossina  che  provoca  un  danno  alle  mucose  dei  bronchi e delle loro ramificazioni più piccole, i bronchioli, che reagiscono a questa “offesa” restringendosi (broncospasmo).
Si  manifesta  inizialmente  con  tosse  e  catarro,  che  successivamente  si presenta  con  accessi  anche  convulsi,  spesso  accompagnata  da  un  sibilo che si sente quando si introduce l’aria, e da vomito alla fine degli accessi di tosse. La tosse dura almeno due settimane.
Può interessare qualsiasi età, ma è più frequente nei bambini; la maggior parte dei casi si verifica in primavera e in inverno e ogni 4-5 anni ci sono delle piccole epidemie.
Da quando si è contagiati ai primi sintomi trascorrono in media 7-10 giorni, ma questo intervallo può allungarsi anche fino a 20 giorni.

Come si trasmette
È  molto  contagiosa,  specie  all’inizio  nel  periodo  catarrale,  e  può  durare a lungo, fino a 3-4 settimane.
Si trasmette da una persona infetta o ammalata a una sana, attraverso le goccioline di muco o di saliva.
Se gli antibiotici vengono iniziati presto, la persona malata è meno contagiosa  e smette di esserlo dopo cinque giorni di terapia.

La prevenzione
È disponibile la vaccinazione, che è somministrata in associazione con gli altri vaccini dell’infanzia: difterite, tetano e conferisce un’alta protezione.

Cosa fare quando si verifica un caso
Quando viene diagnosticata la pertosse in un bambino è opportuno che per un periodo di cinque giorni dall’inizio della terapia antibiotica, si assenti dalla collettività (scuola, nido ecc.).
I bambini al di sotto dei 7 anni di età, che frequentano continuativamente  un  malato  di  pertosse,  anche  se  vaccinati,  è  opportuno  che  vengano  sottoposti a terapia antibiotica.
Se poi si tratta di bambini non adeguatamente vaccinati, è opportuno che anche questi bimbi non frequentino collettività e riducano il contatto con altri bambini per 5 giorni dall’inizio della terapia antibiotica (o per 14 giorni se non trattati).

Cosa non è necessario fare
Non sono né utili né necessarie disinfezioni dell’ambiente, mentre è importante
la corretta aerazione dei locali dove soggiorna il malato.



SALMONELLOSI (e altre diarree infettive)

Cos’è
È  una  malattia  che  colpisce  soprattutto  l’intestino,  ed  è  causata  da  un  batterio, la Salmonella, del quale si conoscono differenti gruppi, a loro volta suddivisi in sierotipi.
Dopo un periodo di incubazione breve (da 6 a 72 ore, generalmente 12-36 ore, dall’ingestione di alimento contaminato), si manifesta con diarrea, con feci spesso liquide. È possibile la presenza di febbre, nausea, vomito e dolori addominali.

Come si trasmette
La malattia si trasmette attraverso il contatto diretto o indiretto con le feci di persone malate o portatrici ma soprattutto attraverso il consumo di cibi  contaminati.  Gli  alimenti  che  più  frequentemente  agiscono  da  veicolo  dell’infezione sono uova, latte e derivati, carne e pollame e loro derivati.
Anche  l’uomo  può  trasmettere  la  Salmonella,  specialmente  quando  è  presente  diarrea;  il  rischio  di  trasmissione  è  maggiore  in  presenza  di  bambini e adulti con incontinenza fecale.
La persona malata è contagiosa da alcuni giorni prima, a diverse settimane dopo la comparsa della sintomatologia clinica.
È  possibile  l’instaurarsi  di  uno  stato  di  portatore  cronico,  soprattutto  nei  bambini;  contrariamente  a  quanto  si  crede,  è  la  somministrazione  di  antibiotici che favorisce il permanere delle Salmonelle nell’intestino.
Sono  numerosi  gli  animali  che  possono  fungere  da  serbatoio  per  la  Salmonella: polli, suini, bovini, roditori e animali domestici come cani, gatti, tartarughe marine e acquatiche, iguane, pulcini.

La prevenzione
Per non esporsi al rischio di contrarre la Salmonella è importante attuare le corrette  norme  di  igiene  personale,  alimentare  e  ambientale.  Il  corretto  lavaggio  delle  mani  è  l’azione  comportamentale  principale  per  la  prevenzione  dell’infezione:  prima  e  dopo  aver  manipolato  o  consumato  alimenti;  dopo  aver  usato  i  servizi  igienici;  prima  e  dopo  l’effettuazione del cambio del pannolino a un bimbo piccolo; prima e dopo l’accudimento  
(pulizia generale, medicazione) di un soggetto non autosufficiente; dopo la manipolazione di oggetti sporchi o potenzialmente contaminati; dopo aver 14manipolato alimenti crudi e prima di toccare piatti già pronti per il consumo.
Un altro intervento importante è la sanificazione degli ambienti: la corretta  rimozione  dello  sporco  porta  a  una  riduzione  della  carica  batterica e  costituisce  una  importante  misura  di  prevenzione,  sia  a  casa  che  negli ambienti di vita collettivi quali la scuola, gli asili nido ecc.
Per  quanto  riguarda  gli  alimenti  è  importante  attuare  le  corrette  pratiche nella  fase  di  preparazione,  distribuzione  e  conservazione  degli  alimenti (vedi opuscolo norme generali) e in particolare evitare di consumare carne, uova e pollame crudi o poco cotti.

Cosa fare quando si verifica un caso
I  bambini  affetti  da  diarrea  infettiva  devono  astenersi  dalla  frequenza della scuola e di collettività in generale (palestre, piscine, oratori ecc.), fino a 24 ore dopo l’ultima scarica di diarrea.
Per la riammissione non è richiesto alcun certificato medico.
Se un bambino di età fino ai 10 anni presenta diarrea con più di 3 scariche  liquide in 3 ore nel corso dell’attività scolastica, il responsabile della scuola o  del  nido,  al  fine  di  tutelare  la  collettività,  provvederà  a  allontanarlo  dalla classe e inviterà il genitore a riportare il bambino al domicilio il prima  possibile e a consultare il medico curante.
Il bambino potrà tornare scuola 24 ore dopo l’ultima scarica di diarrea, e il genitore autocertificherà di essersi attenuto alle indicazioni fornitegli dal curante. La ASL provvederà a sorvegliare per 7 giorni dalla segnalazione di un caso di salmonellosi, se insorgono casi a questo collegati, e comunque fornisce le indicazioni igieniche per evitarne l’insorgenza.

Cosa non è necessario fare
Non è indicato eseguire coprocolture a tutti i frequentanti la comunità, se non presentano sintomi.
Non è giustificato allontanare i portatori dalla collettività, né l’esecuzione  di terapia antibiotica per la loro bonifica.
Altri batteri e virus possono essere causa di diarrea infettiva: di norma le misure  da  osservare  per  evitare  la  diffusione  dell’agente  infettivo  sono  le stesse  descritte  per  le  salmonellosi.  In  ogni  caso  la  ASL  indicherà  misure specifiche da attuare all’insorgere di casi particolari.


SCABBIA


Cos’è
La scabbia è una malattia della cute, contagiosa, dovuta a un artropode (Sarcoptes Scabiei). Il periodo di incubazione, della durata 2/6 settimane, è necessario per la replicazione dei primi parassiti e lo sviluppo dei sintomi:
al  punto  di  entrata  sulla  cute  si  può  talora  rilevare  un  piccolo  ponfo  o  macchiolina  rosso-brunastra,  la  cui  comparsa  viene  in  genere  trascurata.
I sintomi sono costituiti da intenso prurito, specialmente notturno, da lesioni da grattamento e da comparsa di cunicoli (linee sottili e lunghe da cinque a dieci millimetri), che terminano con una rilevatezza puntiforme.

Come si trasmette
La  trasmissione  avviene  per  contatto  personale  (cute-cute),  più  raramente mediata dagli indumenti o dagli effetti letterecci, per tutto il periodo in cui il paziente rimane infetto e non trattato, compreso il tempo precedente la comparsa dei sintomi.

Cosa fare se si verifica un caso
Nel caso in cui venga diagnosticata scabbia, oltre al trattamento con farmaci specifici  da  applicarsi  secondo  le  indicazioni  del  medico  curante, è opportuno attuare interventi di bonifica dell’ambiente ove vive il soggetto.
Lavare ad almeno 60°C biancheria, lenzuola e asciugamani; i vestiti che non possono essere lavati debbono essere esposti all’aria per alcuni giorni (i parassiti non sopravvivono più di 3/4 giorni se non sono a contatto con la pelle). Tra coloro che hanno avuto ripetuti contatti cute-cute con la persona malata  sono  ricercati  eventuali  segni  di  infestazione  e,  se  indicato  dallo specialista, eseguito un ciclo di terapia: di norma sono considerati “contatti stretti”  i  familiari  conviventi.  Nel  caso  in  cui  sia  interessato  un  alunno o un soggetto che frequenta una particolare comunità (ospedale, casa di riposo, istituti residenziali), l’ASL fornisce le indicazioni per la prevenzione, attiva la sorveglianza anche in collaborazione con i medici curanti e verifica  l’attuazione delle indicazioni per la pulizia dell’ambiente e delle suppellettili.
Nel caso si tratti di un alunno, dispone l’allontanamento del soggetto che verrà  riammesso  alla  frequenza  dopo  controllo  specialistico  di  verifica dell’esecuzione corretta della terapia.


SCARLATTINA

Cos’è
È una malattia causata da batteri (Streptococchi beta-emolitici di gruppo A) che  inizia  in  modo  improvviso  con  febbre  (che  può  arrivare  a  39-40°C accompagnata  da  brividi,  mal  di  testa,  vomito),  gola  molto  arrossata  e dolente.  La  lingua  si  ricopre  dapprima  di  una  patina  bianca  e  poi, desquamandosi, diventa di colore rosso fragola o lampone.
Entro 12-48 ore compare la tipica eruzione cutanea: macchioline di colore rosso, lievemente rilevate al tatto, che si scolorano alla pressione, di aspetto puntiforme,  senza  tendenza  a  confluire  tra  loro;  inizia  prima  all’inguine, alle ascelle e al collo e si generalizza nell’arco di 24 ore.
Tutto il viso appare di colore rosso acceso tranne la zona del naso, della bocca e del mento. Le macchioline si attenuano in 3-4 giorni lasciando il posto a una desquamazione in lamelle fini che inizia al volto e prosegue  al tronco, alle mani e ai piedi: la pelle al tatto è ruvida, a carta vetrata. Il decorso completo della scarlattina si svolge solitamente in 10-12 giorni. Si  distingue  dalle  altre  malattie  esantematiche  per  la  possibilità  di ripresentarsi nello stesso soggetto più volte. È rara sotto i 2 anni di vita ed è più frequente in età scolare.

Come si trasmette
La trasmissione avviene per via aerea attraverso le goccioline respiratorie di un soggetto infetto emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando.
In genere i primi sintomi compaiono dopo 1-3 giorni dal contagio.
Di norma un malato è contagioso da 1-2 giorni prima dell’inizio dei sintomi e per tutta la durata della malattia; se viene instaurata un’adeguata terapia antibiotica, dopo 48 ore il soggetto non è più contagioso.

La prevenzione
L’unico sistema per evitare la scarlattina è quello di tenere lontani i soggetti sani dalle persone già contagiate.

Cosa fare quando si verifica un caso
Tenere a casa la persona fino a quando è malata e, comunque, per almeno 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica, evitando il contatto diretto con altri bambini.

Cosa non è necessario fare
Non  è  indicata  l’esecuzione  del  tampone  faringeo  ai  contatti,  anche scolastici,  per  la  ricerca  di  portatori,  né  sono  necessarie  disinfezioni  dell’ambiente.


TIGNA DEL CUOIO CAPELLUTO

(Tinea capitis)
Cos’è
È una malattia causata da funghi (Trichophyton, Microsporum) e colpisce il  cuoio  capelluto.  Si  presenta  con  una  o  più  chiazze  tondeggianti,   ricoperte  da  forfora  e  con  perdita  di  capelli.  Infatti  i  capelli  dell’area  infettata  diventano  più  fragili  e  si  spezzano.  In  alcuni  casi  la  chiazza  si  presenta  infiammata  con  croste  e  pus.  Va  distinta  dall’alopecia,  ove  si  ha una o più aree del cuoio capelluto priva di capelli e di bulbi piliferi,  senza segni di infiammazione.

Come si trasmette
Si  trasmette  attraverso  il  contatto  diretto  da  persona  a  persona.  Il  contagio  può  avvenire  anche  da  un  animale  come  cane,  gatto,  mucca.
Si  trasmette  anche  attraverso  il  contatto  indiretto  con  pettini,  spazzole,  indumenti,  cappelli  contaminati.  Ci  possono  essere  persone  o  animali  portatori asintomatici in grado però di diffondere l’infezione.

La prevenzione
Curare  l’igiene  personale  e  dei  capelli.  Evitare  di  scambiare  oggetti  
personali come pettini, spazzole, sciarpe, berretti.

Cosa fare quando si verifica un caso
Iniziare precocemente la cura (farmaci per bocca e shampoo specifico) per evitare la diffusione dell’infezione. Controllare tutti i familiari e le persone che  possono  avere  avuto  un  contatto  stretto  e  avviarli  precocemente  al  trattamento  in  presenza  di  lesioni.  Far    controllare  gli  animali  domestici.  
Lavare  gli  indumenti  contaminati  in  lavatrice  con  un  programma  a temperature  elevate.  Non  condividere  pettini,  nastrini,  spazzole  e  tenerli puliti e disinfettati. I bambini in trattamento possono frequentare la scuola.

Cosa non è necessario fare
Non è necessario tagliare o radere i capelli o coprirsi il capo durante il
trattamento.


TIGNA DEL CORPO (Tinea corporis)


Cos’è
È  un’infezione  della  pelle  dovuta  a  funghi  (Trichophyton,  Microsporum).
Solitamente sono interessate le zone del viso, del tronco e degli arti; non sono mai interessate le mani e i piedi.
La lesione si manifesta con la comparsa di chiazze rosa a forma di anello, con un centro più chiaro e un bordo leggermente rilevato.
Le dimensioni possono essere di circa 2-3 cm, tendenti a crescere lentamente e a moltiplicarsi. Possono essere leggermente pruriginose.

Come si trasmette
Ci si contagia per contatto diretto con persone o animali (cani, gatti) infetti.
Il contagio può avvenire anche attraverso pavimenti, docce, panche, oggetti contaminati.

La prevenzione
Mantenere  una  buona  igiene  personale.  Evitare  il  contatto  diretto  con  
persone o animali con infezione sospetta o certa. Pulizia generale frequente delle docce e degli spogliatoi delle palestre, lavaggi frequenti con idranti seguiti da rapida asciugatura dei locali docce e delle panche.

Cosa fare quando si verifica un caso
Controllare con attenzione tutti i familiari e avviarli precocemente a tratta-mento in presenza di lesioni. Far controllare gli animali domestici anche se non presentano apparentemente lesioni sospette.
Evitare il contatto diretto con la persona infetta, coprendo la parte interessata dalle lesioni. Evitare di usare asciugamani e indumenti in comune. Lavare gli asciugamani e gli indumenti della persona infetta a temperature elevate. Il bambino in terapia può frequentare la scuola, coprendo le lesioni con garze o cerotti; infatti la contagiosità permane fin quando le lesioni sono presenti.
Il bambino in terapia non può frequentare piscine e palestre.



TUBERCOLOSI

Cos’è
La  Tubercolosi  è  una  malattia  infettiva,  provocata  da  un  batterio,  il  Mycobacterium tubercolosis.
È presente nell’uomo; alcune volte nel bestiame infetto (bovini, raramente altri mammiferi). Può infettare i polmoni, la laringe (forme trasmissibili) o, più raramente, altri organi quali ad esempio la pleura, i reni, le meningi, le ossa, l’apparato genitale (forme non trasmissibili).
È  possibile  evidenziare  se  una  persona  è  stata  infettata  dal  bacillo tubercolare,  anche  nel  passato,  effettuando  l’intradermoreazione  secondo Mantoux (test tubercolinico, praticato sulla cute dell’avambraccio), che rileva la presenza di anticorpi: non necessariamente è segno di malattia in atto.
Dall’infezione alla dimostrazione di lesione primaria (visibile alla radiografia dei polmoni o con una positività alla reazione tubercolinica), passano più  settimane.
L’infezione iniziale di solito passa inosservata e guarisce spontaneamente (tubercolosi  primaria);  per  tutta  la  vita  però  rimane  la  possibilità  che  l’infezione si riattivi.


Come si trasmette
Si  trasmette  da  una  persona  affetta  da  una  forma  “aperta”  (tubercolosi polmonare o laringea) attraverso le goccioline emesse con la tosse.
La  probabilità  di  venire  infettati  dipende  soprattutto  dalla  quantità  di  bacilli  trasmessi,  dal  tipo  di  contatto  (vicinanza  e  tempo  trascorso  con  il  soggetto  malato),  ma  è  anche  influenzata  dalle  caratteristiche  individuali  delle persone esposte al possibile contagio. Cosa fare se si verifica un caso L’ASL  ricerca  coloro  che  hanno  avuto  contatti  stretti  con  una  persona malata di una forma contagiosa.
Oltre ai familiari o conviventi, sono considerati “contatti stretti” o “continuativi” persone che hanno condiviso con un malato lo stesso spazio confinato (ufficio, reparto, aula scolastica, stanza di degenza) per numerose ore al giorno.
A  loro  viene  proposta  l’esecuzione  della  intradermoreazione  secondo  Mantoux, che permette di indagare se i contatti di un soggetto malato sono stati infettati: viene ripetuta due volte, a distanza di 2-3 mesi.
È  importante  precisare  che  la  positività  del  test  rivela  semplicemente  un  avvenuto contatto con il germe della tubercolosi, contatto che nella maggioranza dei casi non ha provocato un vero e proprio stato di malattia, bensì solo un’infezione che di solito è passata inosservata e si è esaurita spontaneamente.
In ogni caso la positività al test sarà oggetto di ulteriori indagini diagnostiche ed eventuali approfondimenti clinici specialistici.
La  terapia  antimicrobica  elimina  la  contagiosità  del  malato  entro  poche settimane:  il  medico  curante  indicherà  pertanto  il  periodo  opportuno  di  allontanamento dalla collettività.

Cosa non è necessario fare
Non sono necessari particolari interventi di disinfezione degli ambienti di vita e di lavoro, è invece importante attuare una corretta e frequente aerazione (5-10 minuti ogni ora).



VARICELLA

Cos’è
È  una  malattia  di  origine  virale  estremamente  contagiosa  che  colpisce maggiormente  i  bambini  tra  i  5  e  i  10  anni,  ma  può  interessare  anche gli adulti.
Dopo  un’incubazione  molto  lunga  (14-21  giorni)  e  un  breve  periodo  di  malessere  diffuso  con  febbre  variabile,  compare  un’eruzione  cutanea  costituita da macchioline rosse, lievemente rilevate che, nel corso di qualche ora, si trasformano in vescicole contenenti liquido e che appaiono a ondate successive per 3-4 giorni.
Successivamente le vescicole si rompono lasciando piccoli crateri su cui si formano croste che gradualmente si staccano in modo spontaneo nel giro di circa una settimana. L’eruzione cutanea, pruriginosa, compare prima sul cuoio capelluto, sul viso e sul torace e poi si estende al ventre, ai genitali, alle braccia e alle gambe.

Come si trasmette
Ci si contagia attraverso un contatto diretto con la saliva del paziente infetto, oppure con le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti o  anche semplicemente parlando, oppure attraverso il contatto con il liquido
contenuto nelle vescicole. Il malato è contagioso da 5 giorni prima a 5-6 giorni dopo la comparsa delle prime vescicole.

La prevenzione
I  soggetti  immunodepressi  che  non  hanno  mai  avuto  la  malattia  devono evitare contatti con un malato poiché rischiano una forma molto grave di malattia.
Anche le donne in gravidanza che non hanno mai avuto la varicella devono evitare contatti con un malato poiché l’infezione, che può essere trasmessa al feto attraverso la placenta, tra la tredicesima e la ventesima settimana di gestazione può causare malformazioni; inoltre, la varicella può essere fatale nel neonato se la mamma presenta l’infezione nel periodo che va da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto.

Cosa fare quando si verifica il caso
Tenere  a  casa  la  persona  per  almeno  5  giorni  dalla  comparsa  delle
vescicole, evitando il contatto diretto soprattutto con donne gravide, neonati, soggetti immunodepressi.
La vaccinazione, a base di virus vivi attenuati, può prevenire la malattia nei contatti se somministrata entro le 72 ore (massimo 120 ore) dall’esposizione al soggetto malato: è pertanto indicato vaccinare i contatti adulti che non hanno mai fatto la malattia in quanto la varicella, se contratta in età adulta,
può presentare un andamento più grave con più frequenti complicanze.
Nei  contatti  “a  rischio”,  per  i  quali  la  vaccinazione  è  controindicata  (gravide,  neonati,  immunodepressi),  si  può  ricorrere  a  immunoglobuline  specifiche che aiutano il sistema immunitario a lottare contro il virus.

Cosa non è necessario fare
Non è indicata l’esecuzione della vaccinazione ai compagni di scuola o ad  
altri contatti in età infantile.




 
 
 
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