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Eserciziario per OSS 3 - L'abc dell'operatore socio sanitario

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Eserciziario per OSS 3

DOMANDE & RISPOSTE > Procedurali e routinarie > 2° Parte

Prova orale ASL 8 Cagliari
La commissione esaminatrice rivolge al candidato questa domanda :


Gestione assistenziale delle lesioni da decubito di 1 stadio : procedure di medicazione e controllo del dolore

LESIONE STADIO I
Obiettivo: protezione della cute per evitare l’ulcerazione
Procedura n°1
Interventi da attuare
• eseguire il lavaggio sociale delle mani all’inizio e al termine della procedura
• detergere la cute con soluzione detergente debolmente acida per non alterare il pH cutaneo fisiologico
• risciacquare con acqua potabile
• asciugare tamponando delicatamente per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• idratare con pasta all’ossido di zinco (o olio di mandorla) al fine di mantenere lo stato di integrità della cute nelle zone soggette a macerazione o a disidratazione
• non coprire con medicazioni secondarie per consentire la traspirazione dei tessuti
• rinnovare ogni 12 ore per mantenere costante lo stato di protezione e idratazione
• rivalutare la lesione
PREMESSA IMPORTANTE PER LE MEDICAZIONI DELLE LESIONI DAL II STADIO:
- Le medicazioni richiedono un ambiente a carica microbica controllata ogni volta sia possibile. Lasciare trascorrere 30 minuti dal rifacimento letto e dalle operazioni di pulizia
- E’ necessario utilizzare medicazioni che mantengano il fondo della lesione costantemente umido
- Le medicazioni avanzate devono essere sterili.
- Gli operatori devono:
a) portare il carrello delle medicazioni vicino al letto del paziente
b) eseguire il lavaggio sociale delle mani
c) prendere il set di medicazione e aprirlo con tecnica “no touch” sul carrello
c) eseguire il lavaggio antisettico delle mani prima e dopo la medicazione
d) adottare una tecnica “no touch”per medicare
In caso di rinnovo della medicazione devono:
. portare il carrello delle medicazioni vicino al letto del paziente
. eseguire il lavaggio sociale delle mani
. indossare guanti monouso e rimuovere la vecchia medicazione
. rieseguire il lavaggio sociale delle mani
. prendere il set di medicazione e aprirlo con tecnica “no touch” sul carrello
. eseguire il lavaggio antisettico delle mani prima e dopo la medicazione
. adottare una tecnica “no touch” per medicare

Solo a scopo informativo , anche se non di competenza dell'OSS, i vari stadi delle lesioni da decubito.

LESIONE STADIO II
Obiettivo: riparazione tessutale
Procedura n°2 a (presenza di flittena integra)
Interventi da attuare
• detergere con soluzione detergente debolmente acida per non alterare il pH cutaneo fisiologico
• risciacquare con acqua potabile
• asciugare tamponando delicatamente per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• non bucare la flittena per non creare soluzioni di continuo sulla cute, favorendo l’aggressione da parte di microrganismi patogeni
• idratare con pasta all’ossido di zinco (o olio di mandorla) al fine di mantenere lo stato di integrità della cute nelle zone soggette a macerazione o a disidratazione
• coprire con schiuma in poliuretano per ridurre la compressione e lo sfregamento tra piano osseo e superficie
d’appoggio. In caso di lesione al tallone è possibile utilizzare la talloniera in schiuma di poliuretano
• rinnovare ogni 12 ore
• rivalutare la lesione
Procedura n°2 b (presenza di flittena aperta)
Interventi da attuare
• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea (35-37° C) utilizzando una siringa con l’ago per:
irrigare la lesione: il getto deve essere in grado di rimuovere i residui dell’eventuale medicazione precedente, la colonizzazione batterica superficiale, ma allo stesso tempo delicato per non rischiare di danneggiare i tessuti neoformati
• asciugare tamponando delicatamente con garza sterile per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• rimuovere i lembi di cute della flittena con forbice sterile o bisturi per evitare il formarsi di tasche che potrebbero costituire un favorevole terreno di coltura per i microrganismi patogeni
• se presente essudato:
- applicare idrogel: idrata la ferita e i residui di tessuto vengono assorbiti dal gel e rimossi dalla lesione con il cambio della medicazione
- ricoprire con schiuma in poliuretano: assorbe gli essudati mantenendo un ambiente umido e minimizzando il rischio di macerazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per evitare dispersioni di umidità
- sostituire ogni 48 ore
- rivalutare la lesione
• se la lesione è asciutta:
- applicare idrocolloide: a contatto con la ferita la medicazione forma una sostanza gelatinosa formando
condizioni favorevoli per una guarigione ottimale senza che i nuovi tessuti vengano danneggiati durante il
cambio della medicazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per trattenere il più possibile la sostanza gelatinosa
- sostituire ogni 48-72 ore
- rivalutare la lesione
Procedura n°2 c (presenza di abrasione)
Interventi da attuare
• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea (35-37° C) utilizzando una siringa con l’ago per:
irrigare la lesione il getto deve essere in grado di rimuovere i residui dell’eventuale medicazione precedente, la colonizzazione batterica superficiale, ma allo stesso tempo delicato per non rischiare di danneggiare i tessuti neoformati
• asciugare tamponando delicatamente con garza sterile per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• seguire quanto indicato per la flittena aperta
• rivalutare la lesione





LESIONE STADIO III

Obiettivo: ripristinare la continuità dei tessuti e controllare il processo necrotico evitando o trattando eventuali infezioni

Procedura n°3 generale per tutte le lesioni di questo stadio
Interventi da attuare in ogni tipo di lesione di questo stadio
:


• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea (35-37° C) utilizzando una siringa con l’ago per irrigare la lesione: il getto deve essere in grado di rimuovere I residui dell’eventuale medicazione precedente, la colonizzazione batterica superficiale, ma allo stesso tempo delicato per non rischiare di danneggiare I tessuti neoformati
• asciugare tamponando delicatamente con garza sterile per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• valutare la lesione prima di effettuare la medicazione e ad ogni rinnovo
Procedura n°3 a (presenza di lesione senza necrosi, asciutta??priva di essudato)
Interventi da attuare:
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• applicare idrogel: idrata la ferita e I residui di tessuto vengono assorbiti dal gel e rimossi dalla lesione con il cambio della medicazione
• coprire con idrocolloide: a contatto con la ferita la medicazione forma una sostanza gelatinosa formando condizioni favorevoli per una guarigione ottimale senza che I nuovi tessuti vengano danneggiati durante il cambio della medicazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per trattenere il più possibile la sostanza gelatinosa
• sostituire ogni 48 ore
• valutare l’indicazione all’utilizzo della VAC Therapy previa valutazione e indicazione dello specialista clinico (vedi Allegato N°2)
Procedura n°3 b (presenza di lesione senza necrosi, _rginati_Interventi da attuare
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• valutare la quantità di essudato:
quantità scarsa/moderata di essudato:
- applicare idrogel: idrata la ferita e I residui di tessuto vengono assorbiti dal gel e rimossi dalla lesione con il cambio della medicazione
- coprire con schiuma in poliuretano: assorbe gli essudati mantenendo un ambiente umido e minimizzando il rischio di macerazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per evitare dispersioni di umidità
- fissare con pellicola trasparente per evitare la dislocazione della medicazione
- sostituire ogni 48 ore
·  quantità abbondante di essudato:
- applicare _rginati di calcio: questa medicazione crea condizioni umide ideali adatte al trattamento di ferite
fortemente essudanti, anche in caso di infezioni; le fibre di _rginati di calcio reagiscono con l’essudato della
ferita o con il sangue e generano una sostanza gelatinosa creando così un ambiente umido
- coprire con schiuma in poliuretano: assorbe gli essudati mantenendo un ambiente umido e minimizzando il
rischio di macerazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per evitare dispersioni
di umidità
- fissare con pellicola trasparente per evitare la dislocazione della medicazione
- sostituire ogni 24 ore
- valutare l’indicazione all’utilizzo della VAC Therapy previa valutazione e indicazione dello specialista clinico
(vedi Allegato N°2)
Procedura n°3 c (presenza di lesione necrotica gialla)
Interventi da attuare
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• eseguire il debridement autolitico applicando idrogel: idrata la ferita e facilita la rimozione di tessuti necrotici; I
residui di tessuto vengono assorbiti dal gel e rimossi dalla lesione con il cambio della medicazione
• coprire con schiuma in poliuretano: assorbe gli essudati mantenendo un ambiente umido e minimizzando il rischio di
macerazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per evitare dispersioni di umidità
• fissare con pellicola trasparente per evitare la dislocazione della medicazione
• rinnovare ogni 24 ore
• valutare l’indicazione all’utilizzo della VAC Therapy previa valutazione e indicazione dello specialista clinico (vedi
Allegato N°2)
Procedura n°3 d (presenza di lesione necrotica con escara nera)
Interventi da attuare
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• eseguire il debridement enzimatico applicando collagenasi: la preparazione contiene enzimi che digeriscono il
tessuto necrotico, non deve essere utilizzata in concomitanza di iodopovidone o acqua ossigenata poiché ne
inibiscono l’attività; applicare esclusivamente su tessuto necrotico per uno spessore di circa 2 mm
• applicare garza vaselinata poiché impedisce l’adesione della medicazione secondaria alla lesione
• coprire con garza sterile
• effettuare medicazione a piatto
• rinnovare ogni 12 ore
• quando segni di ammorbidimento dell’escara far eseguire il debridement chirurgico
• dopo il debridement effettuare medicazione a piatto con garza vaselinata (oppure con _rginati poiché reagiscono
con il sangue generando una sostanza gelatinosa che favorisce il mantenimento dell’ambiente umido), garza sterile e
medicazione adesiva
• dopo 24 ore valutare la lesione
Procedura n°3 e (presenza di lesione granuleggiante rossa)
Interventi da attuare
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• applicare idrocolloide: a contatto con la ferita la medicazione forma una sostanza gelatinosa formando condizioni
favorevoli per una guarigione ottimale senza che I nuovi tessuti vengano danneggiati durante il cambio della
medicazione; ricoprire almeno 3 cm di cute sana attorno al perimetro della lesione per trattenere il più possibile la
sostanza gelatinosa
• sostituire ogni 48-72 ore
N.B. può essere utilizzato anche il collagene equino con controllo della lesione dopo 24-48 ore senza mai staccare la tavoletta.

Procedura n°3 f (presenza di lesione riepitelizzata rosa)
Interventi da attuare
• attuare inizialmente I primi due punti della procedura n° 3 generale
• applicare idrocolloide sottile
• sostituire ogni 48-72 ore.

- LESIONE STADIO IV
Obbiettivo: ripristinare la continuità dei tessuti e controllare il processo necrotico evitando o
trattando eventuali infezioni

Procedura n°4
Interventi da attuare in ogni tipo di lesione di questo stadio
• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea (35-37°C) utilizzando una siringa con l’ago per irrigare la lesione: il getto deve essere in grado di rimuovere I residui dell’eventuale medicazione precedente, la colonizzazione batterica superficiale, ma allo stesso tempo delicato per non rischiare di danneggiare I tessuti neoformati
• asciugare tamponando delicatamente con garza sterile per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• valutare la lesione prima di effettuare la medicazione e ad ogni rinnovo
• in base al tipo di lesione identificato procedere secondo procedure
• se presenza di lesione ben detersa (senza escara o segni di infezione) con essudato molto abbondante valutare

N.B. IN CASO LA LESIONE RAGGIUNGA IL TESSUTO OSSEO OLTRE ALL’USO DI GARZE STERILI E’ RACCOMANDATO L’UTILIZZO DI GUANTI STERILI
ESCARA DEL TALLONE
L’escara del tallone deve essere considerata una lesione sempre ascrivibile al IV STADIO.
Per escara del tallone aperta fare riferimento alle procedure (lesione necrotica gialla) o (lesione necrotica nera)
Procedura n°4 a
Per escara del tallone chiusa: considerare come lesione senza soluzione di continuo:
Interventi da attuare
• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea
• non rimuovere l’escara per evitare di incorrere nel rischio di mettere a nudo il periostio (rischio di osteomielite)
• idratare l’area con crema o pasta all’ossido di zinco: l’idratazione permette un ammorbidimento del tessuto
necrotico e ne favorisce il distacco
• rinnovare ogni 12 ore
• in collaborazione con il medico valutare I tempi necessari per la caduta dell’escara e verificare il proseguo del trattamento in base ad eventuali diverse prescrizioni mediche
4.2.6 LESIONE INFETTA
La colonizzazione dell’ulcera da parte di germi, anche potenzialmente patogeni, è un evento estremamente frequente. In assenza di segni clinici di infezione non vi sono prove che la loro presenza ritardi la riparazione dell’ulcera. L’impiego di antibiotici topici è sconsigliabile poiché questi causano facilmente allergie da contatto o l’emergere di ceppi resistenti; anzi, possono anche ritardare la guarigione modificando il gradi di idratazione, umidità e pH necessari per la riepitelizzazione. Gli antibiotici in polvere inoltre tendono a formare croste sulle ferite e vanno perciò evitati.
La presenza di infezione (concetto clinico, pericolo per il paziente), dipende dalla semeiotica locale che evidenzia segni di flogosi quali gonfiore, calore, arrossamento della cute perilesionale, strie linfangitiche, dolorabilità oltre a presenza di essudati purulenti e/o necrotici e/o maleodoranti e non va confusa con l’infezione come concetto batteriologico, cioè la presenza di germi nel pabulum della lesione, eventualmente accertata da un tampone inviato al laboratorio, che non apporta alcun dato nuovo se non inquadrata nel contesto clinico di quella lesione in quella data persona.
In casi più gravi si possono apprezzare tragitti fistolosi beanti pus, crepitazione sottocutanea (gas, attenzione ad anaerobi o germi responsabili di fasciti necrotizzanti). Segni sistemici come febbre, brividi e leucocitosi neutrofila possono essere presenti nei casi più gravi, ma sono comunque assenti nei due terzi dei soggetti.
Schematicamente tendiamo a suddividere le infezioni in:
lievi
Ulcere a limitata estensione e profondità, cellulite < 2 cm, assenza di segni ischemia, osteomielite/artrite, paziente collaborante e in buone condizioni generali.
Antisepsi e trattamento antibiotico orale o parenterale.
progressive (limb threatening degli _rginati_)
Ulcere estese o profonde, cellulite > 2 cm, linfangite, ischemia, interessamento osseo, tossicità sistemica, paziente non capace di cooperare, necessità di trattamento in ambito specialistico.
Detersione, antisepsi e trattamento antibiotico orale o parenterale.
pericolose per la vita (life threatening degli _rginati_)
Come sopra con paziente in condizioni tali da richiedere il ricovero per trattamenti chirurgici specialistici. Oltre alle varie misure è indispensabile il trattamento antibiotico orale o parenterale.
Nelle forme lievi e superficiali predominano I cocchi Gram +, come lo Staphylococcus aureus, gli streptococchi di gruppo B e D, gli enterococchi, ma le infezioni più profonde sono quasi sempre polimicrobiche, coinvolgendo spesso bacilli Gram – ed anaerobi.
I lieviti possono essere presenti sia in superficie che a maggiore profondità: il CNS (stafilococchi
coagulasi negativi), I corineformi e il Bacillus species sono isolabili con una certa frequenza, ma il loro ruolo etiopatogenetico resta dubbio, se non come aventi un possibile effetto sinergico.
Per la DIAGNOSI CLINICA DI INFEZIONE il metodo ideale, ma cruento è la biopsia chirurgica dei tessuti necrotici, attraverso zone cutanee integre, soprattutto in caso di osteomielite oppure, meno traumatica, l’agobiopsia.
Raccolte di pus sottocutaneo possono essere raccolte tramite agoaspirazione in siringa.
Meno ideali, ma pur sempre attendibili le raccolte tramite curettage del fondo dell’ulcera dopo accurata rimozione degli strati superficiali.
Del tutto incongruo è l’uso del tampone, magari doppio e di grosso calibro, sulla superficie della lesione: il tampone infatti può essere utilizzato solo dopo accurata detersione e dopo aver cercato di asportare, con uno strumento a punta fine, essudati e pus che provengano dal fronte dell’infezione (batteri di superficie). Va inoltre precisato che l’uso del tampone non permette il recupero dell’eventuale flora anaerobia dell’infezione in quanto questo strumento non è adatto al trasporto e
alla conservazione di questi germi.
La TERAPIA ANTIBIOTICA (sistemica) deve essere prescritta sulla base di un antibiogramma; la durata delle terapia antibiotica è abitualmente di 10-14 giorni, più prolungata in caso di osteomielite
(PROVA I B); in generale si può comunque sintetizzare il trattamento come segue:
- lesioni lievi clindamicina o cefalexina per os per 2 settimane
cloxa o diclozacillina (trattamento a domicilio)
- presenza di cellulite perilesionale cefazolina per via endovenosa
- infezione che minaccia l’arto necessità di copertura ampia per via parenterale:
clindamicina + aminoglicoside
cefoxitina o ceftizoxima (cefalosporine)
fluorchinolonico (non attivo sugli anaerobi)
ampicillina + sulbactam
ticarcillina + clavulanato
clindamicina + cefalosporine di III generazione
clindamicina + ciprofloxacina
Procedura n°5 (raccolta campione da ferita con sospetto di infezione)
La RACCOLTA DEI CAMPIONI da inviare in laboratorio può essere condensata nella seguente procedura riguardante I germi “non esigenti” (eventuali ulteriori ricerche potranno essere eseguite dopo colloquio del medico curante con il medico di laboratorio):
MATERIALE NECESSARIO siringhe da 1-5 ml
tampone sterile in dacron o cotone flacone con terreno di trasporto, idoneo anche per la ricerca di anaerobi.
ISTRUZIONI PER LA RACCOLTA raccolta del campione con la tecnica irrigazione/aspirazione
• detergere la superficie dell’ulcera con garza sterile imbevuta di sol.
Fisiologica;
• immettere con una siringa priva di ago almeno 1 ml di sol. Fisiologica
sotto il margine dell’ulcera;
• ripetere l’operazione di irrigazione dell’ulcera;
• rimuovere l’eccesso di liquido con garza sterile;
• massaggiare I margini dell’ulcera, lungo tutta la sua circonferenza, con un tampone di cotone sterile;
• raccogliere con un tampone o con la siringa l’essudato che fuoriesce dal
bordo della ferita,
• può essere utile ripetere l’operazione dopo ½ ora – 2 ore;
• il materiale raccolto con il tampone non è idoneo per la ricerca di germi
anaerobi. Il campione raccolto con tampone superficiale strisciato direttamente sulla lesione non è idoneo per l’accertamento etiologico.
TRASPORTO E CONSERVAZIONE inviare immediatamente:
• dalle 8 alle 10 alla segreteria interna
• dalle 10 alle 16 al settore microbiologia
• il sabato dalle 8 alle 12 al settore urgenze
I campioni raccolti dopo le ore sopraindicate possono essere conservati in
reparto, a temperatura ambiente, per un massimo di 12 ore;
GIORNI DI ESECUZIONE tutti I giorni, festivi inclusi;
TEMPI DI RISPOSTA si possono ottenere:
risultati preliminari: dopo 24 ore dall’invio del campione possono
essere forniti telefonicamente dal microbiologo al medico richiedente;
risultati definitivi: dopo 48 ore, se negativi oppure 48-72 ore se positivi;
casi particolari possono richiedere tempi più lunghi.
INTERPRETAZIONE DELL’ESAME L’eziologia delle infezioni delle ulcere da decubito e delle ulcere
trofiche è sovente polimicrobica e non è sempre facile distinguere
tra germi patogeni e contaminanti.
Di conseguenza la diagnosi deve basarsi principalmente su segni clinici quali calore, dolore, eritema, edema, suppurazione, febbre.
Il semplice reperto microbiologico può essere fuorviante specie nelle forme polimicrobiche contenenti batteri che possono essere sia patogeni che contaminanti. Generalmente le ulcere trofiche e da decubito se croniche e stabilizzate non richiedono né accertamenti microbiologici né terapia antibiotica generale.
Questa dovrebbe essere riservata ai casi con evidente interessamento dei tessuti adiacenti con osteomielite o con infezione sistemica
I batteri più frequentemente isolati sono:
• · Staphylococcus aureus
• · Stafilococchi coagulasi negativi (CNS)
• · Streptococchi beta emolitici (gruppo A, C, G)
• · Streptococchi fecali
• · Escherichia coli
• · Klebsiella species
• · Enterobacter species
• · Pseudomonas species
• · Bacteroides species
• · Peptostreptococcus
• · Prevotella species

AGGIORNAMENTO SULLE MEDICAZIONI ALL’ARGENTO IN FORMA IONICA:
Le medicazioni all’argento sfruttano le potenti proprietà antimicrobiche dell’argento stesso che blocca il sistema respiratorio enzimatico (cioè la produzione di energia) e altera il DNA microbico e la parete cellulare. Vanno applicate per prevenire o abbattere la carica batterica, promuovono le condizioni per la guarigione delle lesioni e presentano una lunga durata d’azione (possono essere sostituite ogni 3-7 giorni), permettendo così di diradare I cambi delle medicazioni lasciando la lesione indisturbata. In precedenza venivano applicate per un periodo di tempo limitato perché potevano creare fenomeni di ipersensibilizzazione in quanto presentate in forma di crema o unguento come la sulfodiazina ma oggi la ricerca ha consentito di ottenere medicazioni con particolari tecniche di introduzione dell’argento all’interno di esse nella forma ionica: ciò consente l’assorbimento di microrganismi all’interno della medicazione, evitando danni tissutali alla lesione.

Procedura n°5 a (trattamento ferita infetta o con sospetto di infezione consigliato dalle prove di efficacia e da seguire dopo prescrizione medica)
• detergere con soluzione fisiologica a temperatura corporea (35-37° C) utilizzando una siringa con l’ago per irrigare la lesione: il getto deve essere in grado di rimuovere I residui dell’eventuale medicazione precedente, la colonizzazione batterica superficiale, ma allo stesso tempo delicato per non rischiare di danneggiare I tessuti neoformati
• asciugare tamponando delicatamente con garza sterile per evitare microlesioni da sfregamento tra il piano osseo e la rete microcapillare
• disinfettare con soluzione disinfettante di iodopovidone (sol. Acquosa pronta) o in caso di pazienti con problemi tiroidei e allergici previa prescrizione medica, utilizzare soluzione disinfettante a base di clorexidina gluconato 0.05% (sol. Acquosa pronta). Lasciare agire per un minuto
• eliminare la soluzione disinfettante residua con soluzione fisiologica sterile e tamponare delicatamente
• coprire con medicazione a base di carbone attivo e argento o di carbossimetilcellulosa sodica con ioni argento. Tali medicazioni che andranno controllate nelle prime 24-48 ore ed eventualmente cambiate, se efficaci possono poi rimanere in sito fino a 7 giorni (carbone attivo+argento) o fino a 14 giorni (arbossimetilcellulosa sodica + ioni argento).

Procedura n°6 Accorgimenti per medicazione a pazienti con o a rischio di dolore a livello di lesione da decubito
Interventi da attuare
• In caso il paziente lamenti dolore prima ancora del cambio della medicazione, valutare tale dolore, consultare il medico, se necessario rivolgersi ad uno specialista del dolore, per una prescrizione che controlli efficacemente il dolore di tipo neuropatico. Un anestetico locale applicato alla zona interessata può ad esempio essere in grado di eliminare tutta la sintomatologia. Somministrare l’analgesico se prescritto
• In caso il paziente non lamenti dolore prima della medicazione comunicare al paziente tutte le procedure di cambio della medicazione, spiegare quale dolore potrà provare e illustrargli I metodi possibili per alleviarlo
• Identificare ciò che il paziente considera causa del dolore ed intervenire per attenuarlo, invitare il paziente a partecipare, se lo desidera, ad esempio togliendosi da solo la medicazione, incoraggiare il paziente a respirare lentamente durante l’intervento, stabilire con lui I tempi dell’intervento, offrirgli delle pause (l’ansia è influenzata da fattori fisiologici e psicologici e genera una reazione automatica; quelli descritti sono alcuni semplici accorgimenti per ridurla)
• Ricordare che la scelta della medicazione è fondamentale per ridurre al minimo il dolore. Le medicazioni che aderiscono al letto della ferita sono in assoluto le più dolorose, quelle che utilizzano idrogel, idrofibre, _rginati e siliconi morbidi riducono al minimo il dolore
• Evitare di esporre la ferita a correnti d’aria, provenienti da finestre aperte e a qualsiasi altro tipo di sollecitazione non necessaria.
• Non toccare la ferita se non strettamente necessario.
• Al momento di intervenire toccare la lesione delicatamente tenendo presente che anche il più lieve contatto può provocare dolore
• Scegliere una medicazione adatta al tipo di lesione, che mantenga l’umidità naturale della lesione in modo da
ridurre l’attrito, sulla superficie della stessa, che provochi il minimo dolore e meno traumi possibili al momento della rimozione, che duri il più possibile in modo da ridurre il numero di cambi necessari.
• Scegliere un altro tipo di medicazione se al momento della rimozione il paziente ha sofferto dolore, sanguinamento o traumi alla lesione o alla cute circostante, per togliere la medicazione è stato necessario bagnarla preventivamente
• Leggere le istruzioni del produttore sui metodi di rimozione
.


 
 
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